Le tensioni nel carcere di Alghero.
Una situazione definita ormai fuori controllo emerge dal carcere di Alghero, dove il personale della Polizia Penitenziaria si trova a operare in condizioni sempre più difficili, tra carichi di lavoro crescenti e criticità quotidiane. A segnalare il quadro è il segretario nazionale della Con.Si.Pe., Roberto Melis, che richiama l’attenzione dell’Amministrazione Penitenziaria su un contesto che, a suo dire, non è più sostenibile: “Urge richiamare con forza l’attenzione dell’Amministrazione Penitenziaria sulla situazione ormai insostenibile che, dall’estate scorsa, caratterizza quotidianamente la casa di reclusione di Alghero”.
Da diversi mesi, all’interno dell’istituto si registra un clima di tensione costante. Gli agenti, secondo quanto riferito, lavorano senza adeguate garanzie di sicurezza e con un livello di pressione che incide anche sulla serenità operativa. Parallelamente, gli episodi critici risultano in aumento, tra aggressioni tra detenuti con conseguenze anche gravi, offese verbali rivolte al personale, atti di autolesionismo e un recente tentativo di impiccagione.
“Solo pochi giorni fa è stata evitata un’aggressione ai danni del personale grazie alla straordinaria professionalità e al sangue freddo degli agenti in servizio. Un episodio che, ancora una volta, dimostra come la sicurezza dell’istituto poggi esclusivamente sul sacrificio e sulla dedizione delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria. È doveroso ricordare – continua Melis – che fino alla metà del 2025 la Casa di Reclusione di Alghero rappresentava una realtà consolidata e virtuosa nel panorama penitenziario sardo: un modello di gestione equilibrata, attento al reinserimento e capace di garantire per anni un livello di sicurezza tale da non registrare eventi critici significativi”.
Secondo il sindacato, uno degli elementi che avrebbe contribuito al peggioramento riguarda il mutamento della popolazione detenuta. L’istituto, nato per accogliere soggetti in espiazione definitiva della pena, si troverebbe oggi a gestire detenuti con caratteristiche differenti, tra cui stranieri, persone con fragilità psichiatriche, individui con problemi di dipendenza e, soprattutto, detenuti non definitivi che, per tipologia, dovrebbero essere collocati in strutture diverse come le case circondariali. Una trasformazione che, stando alle segnalazioni, avrebbe generato nuove tensioni e complicazioni nella gestione quotidiana.
“Oggi, pur senza voler puntare il dito contro nessuno, riteniamo che i vertici dell’Amministrazione, il Provveditorato Regionale e i Vertici dell’Istituto debbano interrogarsi seriamente sulle cause che hanno portato a un deterioramento così rapido e profondo della situazione. È evidente che qualcosa non sta funzionando e che non è più possibile ignorare l’allarme lanciato dal Sindacato e dal personale. A tutto ciò si aggiunge una grave e cronica carenza di organico, destinata a peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi a causa dei pensionamenti imminenti e del piano ferie Pasquale ed estivo. Una prospettiva che non lascia presagire nulla di positivo se non verranno adottati interventi immediati e concreti”, prosegue il segretario Con.Si.Pe.
Il tema dell’organico viene indicato come un ulteriore fattore critico, con una carenza strutturale destinata ad accentuarsi nel breve periodo. Una prospettiva che, senza interventi, rischia di aggravare ulteriormente il quadro già complesso. “Non possiamo più accettare che la sicurezza dell’istituto ricada esclusivamente sulle spalle di un personale ormai allo stremo. È nostro dovere denunciare ciò che sta accadendo e pretendere risposte chiare e interventi immediati. La Polizia Penitenziaria merita rispetto, supporto e condizioni di lavoro adeguate, non promesse vuote”, conclude Melis.
