In corso a Sassari il processo per la morte nella comunità di Codrongianus.
La vicenda della morte di un 75enne nella comunità alloggio per anziani di Codrongianus che operava in regime di convenzione è al centro di un processo presso il tribunale di Sassari.
I fatti risalgono all’ottobre del 2017 e riguardano un uomo di 75 anni, affetto dal morbo di Parkinson, che aveva bisogno di assistenza continua, pur non essendo allettato.
I familiari, impegnati ciascuno con il proprio lavoro e la propria famiglia, avevano scelto quella struttura privata come soluzione per garantire cure e presenza costante al loro caro. La comunità aveva dato disponibilità ad accoglierlo, pur non essendo una Rsa.
L’arrivo in struttura e le prime difficoltà.
Dalle ricostruzioni emerse nel processo, l’anziano aveva mostrato fin dai primi giorni segni di forte insofferenza. Il personale aveva quindi deciso, in una notte di ottobre, di chiamare un’ambulanza e accompagnarlo al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari.
I medici avevano aumentato la terapia a base di tranquillanti e lo avevano dimesso. Uno dei figli lo aveva riportato in tarda notte nella comunità di Codrongianos. Poche ore dopo, però, si sarebbe verificato l’episodio destinato a segnare in modo drammatico la storia della struttura.
La caduta e l’agonia.
All’interno della comunità, l’uomo avrebbe notato una scala appoggiata a un muro. Secondo quanto accertato, ci sarebbe salito e per cause da accertare, sarebbe caduto da un’altezza di circa quattro metri. L’impatto aveva provocato ferite gravissime: bacino fratturato, costole rotte e dolori lancinanti.
Il 75enne aveva lottato per oltre tre mesi. Dopo circa cento giorni di agonia, il suo cuore si era fermato. Da quel momento, per i familiari, era iniziato un lungo percorso giudiziario per chiarire eventuali responsabilità legate a quell’episodio.
Le responsabilità al centro del processo.
Nel procedimento sono finite sotto accusa tre persone: la presidente della cooperativa che gestiva la struttura e due operatrici socio-sanitarie. L’ipotesi di reato contestata è omicidio colposo.
Secondo l’accusa, la presidente non avrebbe dovuto accettare in struttura un ospite con una grave forma di demenza, più volte incline a tentare la fuga e non autosufficiente né in grado di orientarsi nel tempo e nello spazio. Una situazione che, sempre secondo la tesi accusatoria, avrebbe imposto l’allontanamento dell’uomo dalla comunità alloggio.
Per quanto riguarda le due oss, invece, non sarebbero emersi elementi sufficienti per attribuire loro un ruolo diretto nella tragedia.
Il giudice ha rinviato l’udienza al mese di gennaio per le repliche delle parti e per la decisione finale: il pubblico ministero ha chiesto la condanna a quattro mesi per la presidente e l’assoluzione per le due oss.




