Alghero, tensione sui treni a idrogeno: “Rivendichiamo i nostri diritti”

treno idrogeno sassari

Il Gruppo giuridico popolare sardo sui treni a idrogeno per Alghero

Sale la tensione sul progetti dei treni a idrogeno che dovrebbero attraversare il territorio tra Alghero e l’aeroporto.

È da qui che parte la presa di posizione di Silvia Spanu, portavoce del dossier firmato dal Gruppo Giuridico Popolare Sardo, realtà che riunisce giuristi, cittadini e attivisti impegnati nell’analisi di atti pubblici e progetti con impatto sul territorio.

Il progetto prevede una nuova linea ferroviaria di 6,7 chilometri tra il centro di Alghero e l’aeroporto di Fertilia. Non si tratta solo di un treno. Il piano comprende anche un impianto per produrre idrogeno, un sistema fotovoltaico, un deposito e infrastrutture tecniche. È un intervento complesso, che cambia in modo concreto una parte della Nurra. Spanu lo spiega in modo diretto: “Non siamo di fronte a un semplice adeguamento trasportistico”. Il punto, secondo il gruppo, è proprio questo. Non si discute solo di mobilità, ma di una trasformazione più ampia che coinvolge ambiente, economia e vita quotidiana.

Uno dei nodi principali riguarda la tecnologia scelta. Il sistema a idrogeno richiede impianti dedicati, manutenzione specializzata e una filiera precisa. “Produce un effetto d’imposizione tecnologica”, si legge nel dossier del Gruppo Giuridico Popolare Sardo. In termini semplici, significa che una volta realizzata l’opera diventa difficile tornare indietro o cambiare soluzione senza costi elevati.

Espropri e indennità

Ma il tema più sentito resta quello degli espropri. Le aree interessate non sono vuote. Sono terreni agricoli utilizzati ogni giorno. “Qui non si è davanti a suoli neutri”, sottolinea Spanu. Parla di orti, uliveti, piccoli appezzamenti che garantiscono cibo e integrazione al reddito. Il punto non è solo economico. “L’indennità, da sola, non ricostruisce l’ecosistema materiale di una famiglia rurale”. La perdita della terra significa anche perdita di autonomia, aumento dei costi e cambiamento delle abitudini. Nel dossier emerge anche il tema dell’autoproduzione alimentare. “L’autoproduzione alimentare non è un residuo folklorico”, spiega Spanu. È una pratica diffusa che aiuta molte famiglie a sostenersi, soprattutto in tempi di difficoltà economica.

Il progetto insiste inoltre su un territorio delicato dal punto di vista storico e paesaggistico. “Il nodo ferroviario non è un punto neutro ma un bene già tutelato”. La presenza di siti archeologici e di beni culturali rende ancora più complessa la valutazione.

Costi, trasparenza e futuro del progetto

C’è poi la questione dei costi. L’investimento è rilevante e, secondo il gruppo, deve essere giustificato con dati solidi. “Se il traffico effettivo non sarà coerente con l’investimento”, il rischio è quello di una struttura costosa da mantenere e poco utilizzata. Infine, Spanu insiste sul tema della partecipazione. “La partecipazione effettiva non coincide con la mera pubblicazione di un avviso”. I cittadini chiedono di capire davvero cosa accadrà e di poter incidere sulle decisioni. La posizione del Gruppo Giuridico Popolare Sardo resta critica ma chiara. “Una transizione che espropria la capacità di produrre cibo rischia di essere illegittima”. Il confronto resta aperto e riguarda non solo un’opera pubblica, ma il modello di sviluppo che si vuole costruire per il territorio.

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