Emergono dettagli inquietanti sul caso dei bambini autistici picchiati a Sassari.
Va avanti l’inchiesta giudiziaria che ha travolto la comunità per minori autistici Cometa di Sassari, dove le educatrici sono indagate per gli abusi ai quali sono stati sottoposti i bambini ospiti della struttura, che sarebbero stati anche percossi.
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Dalle indagini delinea un quadro di profonda sofferenza e degrado professionale, portando al sequestro preventivo della struttura e all’applicazione di misure cautelari per diverse operatrici. Le accuse sono pesantissime. Aver instaurato un regime di vita sistematicamente oppressivo, dove la fragilità dei piccoli ospiti veniva contrastata con la violenza anziché con la cura.
La vicenda.
Le indagini, condotte con l’ausilio di intercettazioni ambientali e telecamere nascoste, hanno restituito dettagli definiti “agghiaccianti” dagli inquirenti. Tra gli episodi più crudi, come riporta La Nuova Sardegna, emerge quello di un’educatrice che, in una conversazione privata, si sarebbe vantata di aver colpito un bambino autistico con una violenza tale da far scattare il contapassi del proprio smartwatch. Tale dettaglio non è solo una prova fisica dell’aggressione, ma rivela un’inquietante assenza di empatia e una percezione distorta della propria funzione educativa.
Choc a Sassari.
L’ordinanza del tribunale descrive un clima di prevaricazione costante: urla, percosse e umiliazioni verbali erano diventate, secondo l’accusa, strumenti ordinari di gestione del comportamento. In attesa degli interrogatori di garanzia, la vicenda ha scosso profondamente l’opinione pubblica locale e nazionale.
In questo clima di tensione, i genitori dei bambini che frequentano le altre sezioni della medesima fondazione — ovvero l’asilo nido e la scuola dell’infanzia — hanno sentito la necessità di intervenire. Attraverso una nota pubblica, hanno ribadito la totale estraneità di questi settori ai fatti contestati, rinnovando la propria fiducia verso il personale docente e ausiliario che opera in tali aree, sottolineando come l’orrore emerso nella comunità “Cometa” non debba oscurare il lavoro svolto altrove.
