Brigata Sassari per la quarta missione in Libano.
Mentre il Libano meridionale è nuovamente minacciato dalla guerra e dagli ordini di evacuazione di massa impartiti dall’esercito israeliano, i militari della Brigata Sassari hanno completato il dispiegamento nelle basi del sud del Paese.
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Noti come “Dimonios”, i soldati sardi assumeranno ufficialmente ai primi di marzo il comando del contingente italiano e del Settore Ovest di Unifil, la missione di interposizione delle Nazioni Unite posizionata lungo la delicata “blue line” che segna il confine con Israele.
La missione della Brigata Sassari.
L’operazione della Brigata Sassari è denominata Leonte e vedrà al vertice il generale Andrea Fraticelli, comandante della Brigata, alla guida di una forza multinazionale composta da circa 2.800 caschi blu. La componente italiana conterà circa mille unità, di cui oltre la metà appartenenti proprio alla Brigata Sassari, che torna in territorio libanese per la quarta volta nella sua storia recente, dal 2016.
Tensioni in Medio Oriente.
Questo nuovo mandato si inserisce in un clima di estrema tensione, dando seguito alla precedente missione del 2024-2025 che era stata profondamente segnata dall’inasprimento degli scontri tra le forze di difesa israeliane e le milizie di Hezbollah. In questo scenario di crisi aperta, il compito dei militari sarà quello di garantire la stabilità in una delle aree più instabili del Medio Oriente, operando in un contesto dove il rischio di escalation rimane costante e la sicurezza dei civili è messa duramente alla prova dai nuovi sviluppi bellici. Rispetto al mandato 2024-2025, la sfida è raddoppiata: non si tratta più solo di monitorare il cessate il fuoco, ma di operare in una zona di guerra attiva, dove Hezbollah e Israele si confrontano quotidianamente.
Cosa sta succedendo.
Il Medio Oriente sta attraversando una fase di conflitto aperto e regionale senza precedenti, culminata oggi, 2 marzo, in un’escalation totale. Dopo l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei in un’operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele lo scorso sabato, la regione è precipitata nel caos. L’Iran ha risposto con massicci attacchi missilistici che hanno colpito non solo Israele, ma anche basi americane e città nel Golfo, come Dubai e Doha, provocando il crollo dei mercati e il volo dei prezzi del petrolio.
In Libano, Hezbollah ha rotto la tregua lanciando razzi verso Haifa, scatenando una violentissima rappresaglia israeliana su Beirut e sul sud del Paese, dove si contano decine di vittime e migliaia di profughi. In questo clima di “guerra totale”, il governo libanese ha ufficialmente vietato ogni attività militare di Hezbollah nel tentativo disperato di evitare un’invasione di terra, mentre le forze americane e israeliane continuano a colpire siti strategici e nucleari in Iran, delineando uno scenario di crisi globale che sembra ormai sfuggito a ogni controllo diplomatico.




