Centro storico di Sassari in crisi: “Troppe serrande abbassate”

Corso Vittorio Emanuele, centro storico Sassari

La crisi dei negozi nel centro storico di Sassari.

Negli ultimi anni Sassari ha visto il lento ma costante svuotamento del proprio tessuto commerciale, un fenomeno che, pur riflettendo una tendenza nazionale, nella città del nord Sardegna assume proporzioni particolarmente preoccupanti a causa di scelte urbanistiche e politiche locali che ne hanno accentuato gli effetti. La desertificazione commerciale, evidente negli ultimi 13 anni, non riguarda solo la chiusura di negozi. È un processo che mette a rischio la vivibilità urbana, la coesione sociale e l’identità stessa della città. I dati della Camera di Commercio del Nord Sardegna confermano questo trend, che segna in maniera netta il declino del centro storico rispetto alle aree commerciali periferiche.

“Un caso emblematico è quello di Predda Niedda, trasformata negli anni da area industriale e artigianale in una gigantesca zona commerciale. Una riconversione mai governata, che ha favorito la concentrazione di grandi superfici di vendita, con una massiccia presenza di attività gestite da operatori cinesi, dove si trova letteralmente di tutto, a prezzi spesso insostenibili per il piccolo commercio cittadino – afferma l’ex consigliere regionale Tore Piana -. A rendere il confronto ancora più squilibrato è un elemento tutt’altro che secondario: a Predda Niedda i parcheggi sono gratuiti, ampi e facilmente accessibili, mentre nel centro storico di Sassari parcheggiare è difficile, costoso e scoraggiante. Una disparità che ha spinto migliaia di cittadini ad abbandonare i negozi di prossimità per spostare i consumi fuori dal cuore urbano”.

Secondo Piana, il quadro rischia di aggravarsi ulteriormente con l’imminente apertura di nuovi grandi punti vendita, come Leroy Merlin, destinati a sottrarre clienti, fatturato e occupazione alle piccole imprese e al commercio tradizionale. Il centro storico, intanto, sembra essere abbandonato a sé stesso, con una progressiva decadenza che appare quasi pianificata. “Nel frattempo il centro storico viene lasciato in una condizione di decadenza che appare sempre più come una scelta voluta: quasi come un’area delimitata, dove concentrare il disagio di un’area urbana. Sassari Città Metropolitana oggi appare quella città dalle serrande abbassate, locali sfitti, edicole quasi scomparse, negozi di abbigliamento, calzature, ferramenta e mobili in chiusura, commercio ambulante ridotto ai margini. Senza interventi strutturali, senza incentivi reali, senza una visione di città”, prosegue Piana.

Le uniche attività che sembrano resistere sono quelle legate alla ristorazione, alle gelaterie, alle pasticcerie, alle farmacie e all’extra-alberghiero. Tuttavia, come sottolinea Piana, questi settori da soli non possono garantire la vitalità di una città: “Senza una rete diffusa di negozi e servizi, Sassari perde presidio sociale, sicurezza, lavoro e identità. Quella che stiamo vivendo non è più solo una crisi economica: è diventata una vera e propria emergenza sociale e lavorativa. Continuare a ignorarla significa accettare una città svuotata, fragile e dipendente da modelli commerciali che nulla restituiscono al territorio. Senza commercio di prossimità non c’è città. Senza il centro storico non c’è Sassari”.

Per invertire questa tendenza, Piana propone un intervento strutturale e lungimirante, con una programmazione decennale che richiede azioni concrete e coordinate tra Comune, Regione e Governo. La prima misura riguarda la gestione dell’area di Predda Niedda, che secondo Piana dovrebbe passare immediatamente dal controllo regionale a quello comunale, consentendo una pianificazione più equilibrata e mirata allo sviluppo sostenibile del commercio cittadino.

Parallelamente, il recupero del centro storico rappresenta una priorità assoluta. Illuminazione pubblica più efficace, presidi di polizia permanenti, acquisizione di immobili da destinare a edilizia popolare e incentivi per l’insediamento di attività artigianali e culturali sono strumenti ritenuti indispensabili per riportare vita e sicurezza nel cuore della città. “Favorire l’insediamento di attività artigianali, commerciali e di sedi associazioni culturali, con sgravio totale delle tasse comunali per 10 anni e finanziando con incentivi pubblici chi si insedia nel centro storico” rappresenta secondo l’ex consigliere un passo necessario per ristabilire un equilibrio urbano che oggi appare compromesso.

Infine, Piana individua la necessità di un piano straordinario di investimenti pubblici, stimato in almeno 300 milioni di euro, destinato al rilancio del capoluogo sassarese e della città metropolitana. Solo attraverso una strategia di lungo periodo, con un sostegno concreto e programmato da parte della Regione e del Governo, sarà possibile fermare la fuga di cittadini e consumi verso le periferie e ripristinare un centro storico vivo e funzionale.

La visione delineata da Piana mette in evidenza come la questione del commercio non sia puramente economica ma strettamente legata alla coesione sociale, alla sicurezza e all’identità urbana. Senza una rete capillare di negozi e servizi, Sassari rischia di diventare una città fragile, privata del proprio cuore pulsante e dipendente da modelli di consumo che non valorizzano il territorio. Il futuro della città, secondo l’ex consigliere, dipende dalla capacità di combinare pianificazione urbana, politiche di incentivo e attenzione al tessuto sociale, con l’obiettivo di rendere Sassari una capitale del Nord Sardegna moderna, competitiva e accogliente per cittadini e imprese.

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