A Li Punti nasce “Il Camaleonte Aps” dopo la morte di Gabriele per droga a Sassari

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L’associazione presentata tre anni dopo l’improvvisa morte del ragazzino per gli effetti della droga nel quartiere di Sassari.

A Li Punti, nella parrocchia dove era cresciuto, è nato un progetto che punta a trasformare il dolore in impegno quotidiano. A tre anni dalla morte di Gabriele, scomparso a 18 anni per un mix di farmaci e sostanze, la madre Barbara Mura ha presentato l’associazione “Il Camaleonte Aps”.

L’iniziativa nasce con un obiettivo chiaro: offrire ascolto, sostegno e strumenti concreti a ragazzi e famiglie di Sassari, in un contesto in cui il tema della droga continua a preoccupare scuole, parrocchie e istituzioni.

Barbara Mura ha spiegato che non sceglie lei dove andare. Racconta di accettare ogni invito per parlare con i giovani e per descrivere ciò che ha scoperto dopo la morte del figlio. Ha riferito di un mondo che spesso resta invisibile agli adulti, ma che si muove vicino alla vita quotidiana dei ragazzi.

La prevenzione nelle scuole e il ruolo dello sport.

Il lavoro della famiglia non si limita alle testimonianze. La madre porta la sua esperienza nelle scuole, cercando di far capire che alcune scelte, anche quando sembrano leggere o “normali”, possono diventare l’inizio di un percorso pericoloso.

Il padre, invece, si dedica alla prevenzione attraverso lo sport, considerato uno strumento educativo capace di insegnare disciplina, rispetto e capacità di affrontare le difficoltà. L’idea è offrire alternative reali e creare legami sani, soprattutto tra adolescenti.

Durante l’incontro, la partecipazione di tanti giovani è stata letta come un segnale forte. Il messaggio principale è stato diretto: chiedere aiuto non deve diventare un motivo di vergogna.

Anche a Sassari allarme sulle ricette falsificate per ottenere psicofarmaci da usare come droga.

Barbara Mura ha raccontato anche un altro passaggio importante della sua battaglia. Un anno fa ha presentato una denuncia sul fenomeno delle ricette falsificate per ottenere psicofarmaci.

Ha spiegato che, secondo quanto emerso, alcune ricette sarebbero state trascritte al computer e firmate con sigle false. Ha riferito che dietro a questi metodi ci sarebbero tutorial trovati online e l’utilizzo del nome di un medico in pensione.

Un aspetto, questo, che si inserisce nel quadro più ampio della droga Sassari, dove non circolano solo sostanze tradizionali ma anche farmaci usati in modo improprio.

Il messaggio ai ragazzi: “La vita va difesa”.

Come scrive La Nuova Sardegna, alla presentazione hanno partecipato don Gaetano Galia e padre Stefano Gennari. Entrambi hanno invitato i ragazzi a non cercare risposte nel rischio e nell’autodistruzione.

Don Galia ha ricordato che Gabriele aveva voglia di vivere e che cercava emozioni forti e relazioni vere, ma nel modo sbagliato. Ha anche chiesto perdono, a nome degli adulti, per non essere riusciti a comprendere in tempo il disagio.

L’associazione, hanno spiegato, vuole diventare un luogo aperto a chi chiede aiuto e a chi desidera offrire tempo e competenze. L’obiettivo dichiarato è uno: dare un senso a questa ferita, provando a salvare almeno un ragazzo.

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