Femminicidio di Ana Cristina, violenze anche durante il periodo a Porto Torres

Il processo per il femminicidio di Ana Cristina Duarte.

Le violenze su Ana Cristina Duarte, uccisa dal marito davanti ai figli nel 2024, sarebbero avvenute già durante la permanenza della coppia a Porto Torres. Questi avvenimenti rappresentano il fulcro dell’accusa contro Ezio Di Levrano, che è accusato di omicidio pluriaggravato della donna in un clima di abusi sistemici che hanno portato al femminicidio una volta che la donna avrebbe manifestato l’intenzione di separarsi dal 55enne.

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L’imputato sostiene invece che ha reagito in preda alla rabbia per un presunto tradimento della vittima e perché lui aveva assunto droghe, ma gli accertamenti non credono alla sua versione, il quale nega ogni precedente aggressione fisica. In particolare, le legali della famiglia della vittima sono pronte a depositare una memoria difensiva che documenta atti di violenza risalenti proprio al periodo sardo. Questa ricostruzione è supportata dalla testimonianza di un’amica di Ana Cristina Duarte, la quale ha riferito alla Corte d’Assise di Pesaro i timori della donna, che temeva per la propria vita e voleva fuggire da una situazione di abusi domestici già cristallizzata nel tempo.

Questo scenario di vessazioni prolungate fa da cornice al processo per l’omicidio della 38enne brasiliana, avvenuto il 7 settembre 2024 a Colli al Metauro sotto gli occhi dei tre figli minorenni. Davanti ai giudici, Di Levrano ha cercato di giustificare l’accoltellamento mortale parlando di una “provocazione crescente” legata a una presunta relazione extraconiugale della moglie, culminata nella visione di una videochiamata quella sera stessa. Se la difesa punta sulla tesi del delitto d’impeto per ottenere le attenuanti, la Procura contesta invece un omicidio volontario aggravato dalla crudeltà delle otto coltellate, dai futili motivi e, appunto, dai maltrattamenti in famiglia, dipingendo un quadro in cui l’amore dichiarato dall’uomo in aula stride violentemente con i fatti documentati e con le precedenti denunce della vittima.

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