“Ti sfiguro con l’acido”. Più di 14mila minacce alla figlia minorenne a Sassari

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Una madre di Sassari rischia il carcere per gravi minacce contro la figlia.

Una donna di 39 anni, residente a Sassari, rischia cinque anni di carcere per aver messo in atto minacce e atti persecutori contro la figlia minorenne. A chiedere la condanna il pubblico ministero Maria Paola Asara, che accusa la madre di aver mandato fino a 14mila messaggi di insulti e minacce contro la ragazzina, causandole ripercussioni psicologiche e facendola vivere in un clima di terrore.

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Il calvario della ragazza.

Un clima di umiliazioni, terrore e sconforto psicologico per una minorenne di Sassari, che ha perso anche un anno scolastico e aveva terrore di uscire di casa a causa delle vessazioni di sua madre, che ha cominciato a tormentarla per un movente economico. Dietro gli atti persecutori, infatti, ci sarebbe un’eredità per la figlia da parte della nonna, che viveva con la bambina.

Dalle indagini sono emersi episodi di violenza verbale e umiliazioni sistematiche, con minacce di abbandono e insulti pesanti. Anche la nonna della vittima ha confermato il deterioramento del legame familiare, riferendo di telefonate persecutorie e minacce che includevano il presunto coinvolgimento di figure della criminalità organizzata per spaventare la figlia. Ancora più agghiaccianti sono i riferimenti alla minaccia di sfigurarla con l’acido.

Questa comunicazione incessante e invasiva avrebbe devastato la quotidianità della giovane, compromettendone il riposo e la stabilità psicologica. La ragazza ha confessato di provare una paura profonda verso il genitore, sentendosi costantemente sorvegliata e oppressa. Durante la sua deposizione, la giovane ha rivelato di non riuscire nemmeno a usare l’appellativo mamma, descrivendo un contesto di percosse rivolte sia a lei che alla nonna, figura che si occupava effettivamente del suo accudimento. L’accusa ha inoltre sottolineato come alcuni messaggi intimidatori venissero inviati dalla donna tramite falsi profili per alimentare l’angoscia della minore.

La deposizione in aula.

In aula, la sofferenza della vittima è apparsa evidente attraverso il pianto e la fatica nel rievocare violenze fisiche che, a suo dire, ferivano più nell’animo che nel corpo. Mentre i testimoni della difesa non avrebbero scalfito questa ricostruzione, la parte civile si è unita alla richiesta del pubblico ministero chiedendo il risarcimento dei danni. Il procedimento proseguirà a fine aprile con le arringhe dei difensori.

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