Sassari prima in Sardegna per le morti sul lavoro: 10 vittime nel 2025

Sassari prima in Sardegna per le morti sul lavoro.

Sassari è la prima provincia in Sardegna per numero di morti sul luogo di lavoro. Con ben 10 vittime, per il Sassarese il 2025 è l’anno più drammatico. Lo ha denunciato il sindacato Uil mostrando i dati complessivi dell’Inail per la Sardegna tra gennaio e novembre dello scorso anno.

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Il quadro è drammatico: 11.290 denunce totali e 27 morti sul lavoro nell’Isola, di cui 10 a Sassari. Un dato particolarmente allarmante riguarda gli infortuni in itinere, ovvero quelli che avvengono nel tragitto tra casa e lavoro, dove i decessi sono raddoppiati passando dai 4 casi del 2024 agli 8 del 2025. Fulvia Murru, segretaria generale della Uil Sardegna, definisce questa situazione una strage inaccettabile che ferisce intere comunità, denunciando il mancato utilizzo delle risorse destinate alla prevenzione.

Dove avvengono gli incidenti.

L’analisi per settori mostra come il comparto “industria e servizi” sia il più colpito con 8.475 denunce totali e 22 decessi, seguito dalle costruzioni e dal settore trasporti. Il settore più colpito è quello dell’industria e servizi, con 8.475 denunce totali e 22 decessi. Le costruzioni registrano 833 infortuni con 3 morti, il trasporto e magazzinaggio 497 denunce con 3 decessi, le attività manifatturiere 457 casi con 1 vittima.

Proprio il picco di incidenti mortali durante gli spostamenti suggerisce l’esistenza di nuovi fattori di rischio legati alla mobilità: orari di lavoro troppo pressanti, stanchezza accumulata, condizioni stradali precarie e una carenza di trasporti pubblici nelle zone più interne della regione.

I casi più drammatici a Sassari.

L’ultima vittima sul lavoro del 2025 è stato Ettore Garau. L’elettricista è morto travolto da un mezzo pesante mentre riparava una macchina all’interno di un capannone nella zona industriale di Sassari. Il tragico incidente è avvenuto l’ultimo dell’anno. Giacomino Demontis aveva 72 anni ed era di Buddusò. L’uomo è morto schiacciato dal suo camion nel novembre del 1015. Un’altra vittima del lavoro è Franco Gallittu, 51enne, anche lui ucciso dal suo mezzo pesante nel mese di novembre, a Sennori. Un’altra vittima, ad Alghero, è Giovanni Ingoglia.

Gli incidenti mortali sul lavoro si estendono anche all’ex provincia di Sassari, in Gallura. Nel mese di agosto il giovane Giovanni Marchionni è morto mentre lavorava su una barca a Portisco. Si stavano recando al lavoro Sami Ait Oukfir e Fares Shehata, i due ragazzi che hanno perso la vita nell’estate del 2025 in Costa Smeralda.

Le richieste del sindacato.

Per fronteggiare quella che assume i contorni di una vera emergenza sociale, il sindacato sollecita interventi strutturali che non riguardino solo le singole aziende, ma l’intero sistema della mobilità dei lavoratori. La proposta concreta è l’attivazione immediata di un tavolo permanente regionale che metta a confronto istituzioni, organi di vigilanza e parti sociali per trasformare la sicurezza da obbligo burocratico a realtà quotidiana.

Ventisette morti in 12 mesi sono una strage inaccettabile – denuncia Fulvia Murru, segretaria generale della Uil Sardegna –. Dietro ogni numero c’è una famiglia distrutta, una comunità ferita, un vuoto che non si colma. Non possiamo continuare a leggere bollettini di guerra mentre le risorse per la prevenzione non vengono ancora utilizzate“.

Dopo Sassari, Cagliari con 5 decessi è la seconda provincia più pericolosa per i lavoratori. Le vittime sono quasi sempre uomini: 24 decessi su 26, mentre le donne sono 2. ”Il raddoppio degli incidenti mortali in itinere è un segnale che non può essere ignorato – sottolinea Murru –. Significa che anche il tragitto casa-lavoro è diventato un fattore di rischio crescente, probabilmente legato a orari insostenibili, stanchezza, strade inadeguate e mancanza di servizi di trasporto pubblico nelle aree interne. Servono interventi strutturali, non solo sulla sicurezza nei cantieri e nelle aziende, ma anche sulla mobilità dei lavoratori”.

La Uil Sardegna chiede l’attivazione immediata di un tavolo permanente regionale sulla sicurezza sul lavoro, con la partecipazione di sindacati, Regione, Inail, Ispettorato del Lavoro e associazioni datoriali. E la Uil Sardegna si interroga su come nell’Isola ci si stia preparando per far rispettare le nuove norme del pacchetto sicurezza come il badge nei cantieri, ma anche l’obbligo di formazione. “La sicurezza sul lavoro non è un costo, è un investimento sulla vita delle persone – ricorda Murru –. Come Uil Sardegna continueremo a batterci affinché nessuna lavoratrice e nessun lavoratore debba più perdere la vita per portare a casa uno stipendio. Basta promesse, servono fatti concreti e risorse vere”.

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