Nuove specie nelle grotte sommerse, un tesoro nelle acque di Capo Caccia

Capo Caccia nuove specie

Nuove specie a Capo Caccia e il valore delle grotte sommerse

Le grotte sommerse dell’Area Marina protetta di Capo Caccia, nel territorio di Alghero, continuano a rivelare un patrimonio naturale di straordinaria importanza. Un recente progetto di ricerca ha portato all’individuazione di nuove specie animali che rafforzano il ruolo di quest’area come laboratorio naturale per lo studio della biodiversità mediterranea. I ricercatori hanno condotto le attività in sinergia con il Parco regionale di Porto Conte e con l’Area marina protetta Capo Caccia – Isola Piana, che da anni sostengono le esplorazioni scientifiche nelle cavità costiere.

Il lavoro nasce da un’attenta pianificazione dei campionamenti, resa possibile grazie a mappe e rilievi dettagliati delle grotte prodotte negli anni dagli speleologi marini. Questo approccio ha permesso di raccogliere dati precisi e di individuare ambienti ancora poco conosciuti, aprendo la strada a risultati di grande rilievo.

Le esplorazioni nelle cavità di Capo Caccia.

Un ruolo centrale lo ha svolto il G.E.A. – Grup Espeleològic Alguerès insieme allo speleosubacqueo ed esploratore Giampiero Mulas. Da anni il gruppo collabora con il Parco per esplorare e cartografare in modo sistematico le cavità di Capo Caccia. Le immersioni hanno consentito di raggiungere settori difficili da esplorare e di pianificare campionamenti mirati, fondamentali per individuare nuove specie e descriverne le caratteristiche.

Grazie a questo lavoro paziente e di lungo periodo, i ricercatori hanno potuto analizzare ecosistemi sotterranei che custodiscono una biodiversità elevatissima, spesso invisibile agli studi tradizionali.

Il ritrovamento del verme marino Gesiella.

Tra le scoperte più significative spicca una nuova specie del genere Gesiella, un verme marino appartenente a un gruppo che, fino a oggi, gli studiosi ritenevano limitato alle Isole Canarie. La presenza di questo organismo nelle grotte di Capo Caccia rappresenta un dato inatteso e suggerisce l’esistenza di antichi legami biogeografici tra regioni oggi distanti.

Accanto a Gesiella, le ricerche hanno portato all’individuazione di nuove specie della famiglia dei Nerillidae, piccoli anellidi tipici degli ambienti cavernicoli, oltre a nuovi Platelminti Proseriati e a diversi crostacei. L’insieme delle scoperte conferma il valore degli ecosistemi sotterranei di Capo Caccia come serbatoio di biodiversità.

Origini antiche e scenari per il Mediterraneo.

Secondo i ricercatori, queste specie potrebbero rappresentare una fauna relittica antichissima, sopravvissuta a grandi trasformazioni ambientali. In particolare, come scrive La Nuova Sardegna, gli studiosi collegano la loro presenza a processi avvenuti prima della Crisi Messiniana di Salinità, tra cinque e sei milioni di anni fa, quando il Mediterraneo subì un drastico abbassamento del livello delle acque e profonde modificazioni degli ecosistemi marini.

Il progetto di ricerca e la collaborazione internazionale.

Le attività rientrano nel progetto Prin 2022 “Anchialos”, coordinato da Alejandro Martínez dell’Irsa-Cnr. Il progetto studia le acque sotterranee costiere italiane, la loro biodiversità nascosta e la capacità di resistere ai cambiamenti climatici. Alla ricerca partecipano, tra gli altri, Álvaro Roldán, Marco Curini-Galletti dell’Università di Sassari, David Brankovits, Francesco Di Nezio, Marta García Cobo e Nancy Mercado-Salas, in una collaborazione che coinvolge istituti italiani ed europei.

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