A Sassari il primato di denunce per violenza sessuale in tutta la Sardegna

I diritti delle donne in Italia vanno avanti ma con riserva, la situazione a Sassari.

Se il Governo ha approvato la legge che dispone aggravanti per il femminicidio, la maggioranza ha bloccato l’iter del ddl che punisce i rapporti sessuali senza consenso, ovvero la nuova riforma del reato di violenza sessuale, fortemente attesa da più di dieci anni, come vuole la Convenzione di Istanbul sui diritti delle donne. Le aggravanti sul femminicidio mostrano che il nostro Paese ha già riconosciuto socialmente e giuridicamente la violenza di genere come un fatto gravissimo, ma solo quella estrema.

Il ddl sul consenso è stato rimandato a data da destinarsi proprio perché venuto meno l’accordo della maggioranza, dimostrando quanto ancora troppo c’è da fare per tutelare le donne da violenze di genere da cui non si muore. Ma si tratta proprio di uno di quei reati “spia” che, se andassero perseguiti in tempo, non si agirebbe quando ormai è troppo tardi, proprio perché la maggioranza delle violenze (anche sessuali) avvengono all’interno di un contesto affettivo o tra le mura domestiche. Il nostro Paese non ha un gravissimo problema con il consenso, ma con il sesso o, meglio, con la libertà sessuale delle donne.

Perché un altro ddl sul consenso sta andando avanti. Il Governo vuole approvare il progetto di legge, quello sull’educazione sessuale nelle scuole, vincolato dal consenso informato dei genitori. I ragazzi delle scuole medie possono partecipare a corsi di educazione sessuale, ma solo se le famiglie sono d’accordo. Questo vincola fortemente anche i diritti sessuali delle donne, perché l’educazione sessuale insegna anche che l’unica forma di sessualità lecita è solo se c’è consenso. Si è dovuto attendere fino al 1996 affinché lo stupro diventasse reato contro la persona.

La lunga battaglia cominciò però dagli anni Settanta. Una lotta faticosa contro una società che ancora oggi mostra ancora troppe resistenze sui diritti femminili, soprattutto quelli sessuali e riproduttivi. Solo negli anni Ottanta sono stati infatti abrogati il delitto d’onore e il matrimonio riparatore, segno di quanto è difficile in Italia per le donne fare valere i propri diritti sessuali e anche riproduttivi, considerando anche le legge 194 (sull’aborto) che ancora oggi è quasi inapplicata e la difficoltà di accesso alla contraccezione moderna.

Ma la violenza sessuale è un reato presente (e pure diffuso) anche in Italia, ma si denuncia con fatica rispetto agli altri Paesi, perché le donne vengono disincentivate a farlo dalla normativa che induce alla vittimizzazione secondaria nei tribunali. Senza questa riforma normativa provare una molestia sessuale o uno stupro all’interno di una relazione stabile è estremamente difficile. Le donne, invece, hanno bisogno di più strumenti normativi per denunciare tutte le forme di violenze domestiche che espongono a una situazione di grave rischio, non hanno bisogno di tutele post-mortem.

Con la legge sul consenso, invece, si sarebbe smesso di trattare le donne come imputate nei tribunali. Nessuno chiederebbe più a una vittima di stupro cosa indossava, come se l’abbigliamento o biancheria possa essere un invito a subire atti sessuali senza consenso o se in passato avevano già avuto rapporti consensuali con gli imputati. In Italia più di 6 milioni di donne ha subito violenza di genere nel 2025.

Sassari capitale della violenza sessuale in Sardegna.

Le donne che vivono a Sassari sono più a rischio violenza sessuale. È un dato che squarcia il velo sulla sicurezza femminile in Sardegna: stando al report “L’indice di criminalità 2025” de Il Sole 24 Ore, la provincia di Sassari registra il numero più alto di denunce per violenza sessuale nell’isola, mentre per il dato nazionale, si posiziona al 65° posto su 106 province. Un primato amaro che solleva un’ombra sulla sicurezza delle donne sassaresi o, in alternativa, evidenzia una maggiore propensione a rompere il silenzio e a denunciare gli abusi.

Il report non lascia spazio a dubbi: il rischio di subire violenze sessuali (dagli stupri alle molestie) è una triste realtà che coinvolge anche le donne di Sassari e dell’intera Sardegna. Un dato confermato dall’elevato numero di procedimenti per reati sessuali che affollano il Tribunale di Sassari.

Anche le donne sassaresi attendono maggiori tutele e strumenti più efficaci con un’evoluzione normativa nella repressione di questi crimini.

Più tutele anche nei processi a Sassari.

Dopo l’approvazione all’unanimità della Camera di una proposta di legge che riscrive l’articolo 609-bis del Codice Penale, salta di nuovo l’accordo bi-partisan e la maggioranza del Governo, proprio il 25 novembre, blocca il nuovo ddl. La nozione di “consenso libero e attuale” come elemento cardine per definire la violenza sessuale, fa paura.

Il principio del “Sì significa Sì“, ormai entrato nelle normative di quasi tutta l’Unione Europea, è una vera rivoluzione che pone il libero arbitrio della persona al centro della legge.

Ma cosa cambia?

Purtroppo ancora poco si parla in Italia di violenza sessuale. Quando si parla di violenza contro le donne, si è più propensi ancora a parlare di femminicidi e maltrattamenti in famiglia. Dei reati sessuali, rispetto agli altri Paesi, dove il movimento Metoo è stato molto forte rompendo il tabù, si tende ancora a parlare sotto voce e, quando accadono, esiste ancora una tendenza culturale a dare la responsabilità alla vittima, se donna.

Tutto ciò si ripercuoteva anche sul piano normativo e quello giudiziario, anche se la Cassazione, negli ultimi anni, ha dovuto più volte ribaltare sentenze di assoluzione e adattarle alla nozione di consenso. La riforma è vista come un “salto in avanti culturale” nel nostro contesto, spostando il focus dalla resistenza della vittima alla mancanza di consenso. Fino ad ora per configurare il reato, l’accusa doveva provare che l’atto sessuale fosse avvenuto con violenza, minaccia o abuso di autorità (o per abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima).

A causa di ciò tante donne e ragazze vengono spesso accusate di ”esserselo cercata” i violentatori assolti per mancanza di prove, se le vittime non dimostravano di aver resistito (vedesi processo Grillo). Da qui i tribunali tendono ancora all’assoluzione in casi in cui le vittime non avevano ferite, non avevano urlato o lottato abbastanza. O, peggio, all’archiviazione dei procedimenti.

Questa rivoluzione avrebbe posto un progresso nella lotta della violenza di genere, perché non basta punire soltanto il femminicidio, ma ancora l’orizzonte per definire non lecita l’assenza del consenso è lontano in Italia.

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