A Sassari i primi 10 anni di Emergency, gestiti oltre 35mila casi

Medico, dottore

I servizi offerti da Emergency a Sassari.

A Sassari, il bisogno di supporto sanitario e sociale è sempre più evidente, soprattutto nei quartieri periferici di Santa Maria di Pisa e Monte Grappa, dove Emergency opera da 10 anni. L’Ong ha monitorato nel tempo una situazione complessa: la crisi della medicina di base, l’assenza di mediatori culturali in un territorio con una forte presenza di migranti, l’aumento della marginalità, la scarsa alfabetizzazione, la precarietà abitativa e la povertà.

Dal 2016, Emergency ha preso in carico circa 5.000 persone e ha erogato quasi 38mila prestazioni di medicina di base, mediazione culturale e supporto infermieristico. Questi dati sottolineano quanto la popolazione locale necessiti di orientamento e accompagnamento nei percorsi di cura. Grazie a un intervento costante sul territorio, l’Ong ha potuto analizzare i bisogni sanitari e sociali emersi negli ultimi dieci anni, mettendo in luce criticità strutturali che incidono sulla presa in carico delle persone.

“Quello che osserviamo è la progressiva crisi della medicina di base – dichiara Sara Chessa, infermiera e responsabile Emergency a Sassari -. La carenza di medici fa sì che le persone, magari impaurite o disorientate, si rivolgano a noi in prima battuta o, nei casi peggiori, facciano accesso improprio al pronto soccorso, affaticando un sistema già estremamente precario“.

Delle 35.715 prestazioni effettuate in dieci anni, il 25% ha riguardato supporto infermieristico, con servizi come medicazioni, rilevazione dei parametri vitali e somministrazione di terapie. Il 15% delle prestazioni ha riguardato medicina generale e pediatria, grazie all’attività dei medici volontari che supportano le persone presso lo sportello Emergency.

Il restante 60% delle attività si concentra sulla mediazione culturale, attraverso percorsi di orientamento sociosanitario, accompagnamenti e colloqui sociali. Questo dato riflette le trasformazioni demografiche del territorio, segnato da un incremento della popolazione migrante. Accanto a comunità stanziali, come quella senegalese, si sono insediate persone provenienti dall’Africa Subsahariana, dal Bangladesh, dal Pakistan e dal Nepal, spesso trasferite direttamente nei centri sardi dopo l’ingresso in Italia da Trieste.

Negli ultimi dieci anni, delle 4.953 persone accolte nei presidi di Emergency a Sassari, il 56% erano uomini e il 42% donne. Gli utenti provengono da oltre 112 Paesi, con i primi cinque rappresentati da Italia (28%), Senegal (14%), Nigeria (13%), Ucraina (5%) e Bangladesh (4%). Seguono Romania, Gambia, Pakistan, Marocco e Mali.

L’assenza di mediatori culturali nelle strutture pubbliche rappresenta un ostacolo significativo per la presa in carico sanitaria e sociale. “Il nostro ruolo da un punto di vista di intervento di mediazione culturale è fondamentale per far sì che le persone possano comprendere quelli che sono i loro diritti e venire a conoscenza del loro percorso di cura – continua Chessa -. A questo si aggiunge la presenza di nuove comunità che possiedono livelli molto bassi di alfabetizzazione sanitaria e scolastica, rendendo estremamente complesso spiegare persino le terapie da seguire: in questo caso la lingua rappresenta una barriera a volte molto difficile da superare”.

Oltre alle difficoltà linguistiche, persistono problemi di alfabetizzazione digitale che riguardano non solo chi ha una scarsa scolarizzazione o non parla italiano, ma anche gli anziani italiani senza supporto familiare. Tra le persone accolte, il 20% ha più di 60 anni, il 22% ha tra 41 e 60 anni, e circa il 40% ha tra 18 e 40 anni. Anche i bambini accedono alle strutture dell’Ong: il 4% ha tra 0 e 5 anni, il 4% tra 6 e 14 anni e il 2% tra 15 e 17 anni.

“Il processo di digitalizzazione dei servizi sanitari, se da un lato deve semplificare l’accesso alle cure, dall’altro per alcune fasce della popolazione si è trasformato in una nuova barriera. È un ostacolo per molte persone anziane italiane, ma lo è ancora di più per chi ha bassi livelli di alfabetizzazione o proviene da contesti in cui l’accesso ai servizi digitali è limitato – prosegue Sara Chessa -. Ne deriva una sensazione diffusa di smarrimento: le persone che arrivano oggi agli ambulatori Emergency sono molto più disorientate rispetto al passato, prive di informazioni e incapaci di orientarsi autonomamente nel sistema sanitario”.

Nei dieci anni di attività, il contesto sociale e sanitario della città è mutato profondamente, così come il profilo degli utenti. “Parallelamente, si è trasformato anche il rapporto con le istituzioni: oggi le strutture sanitarie pubbliche riconoscono il nostro ruolo e ci contattano direttamente per collaborare, soprattutto quando una persona migrante incontra ostacoli linguistici, culturali o amministrativi nell’accesso alle cure – conclude Sara Chessa -. Questo cambiamento rappresenta un segnale positivo, ma allo stesso tempo evidenzia una fragilità strutturale del sistema: il diritto alla salute viene spesso garantito solo grazie all’intervento di un ente esterno, che supplisce a carenze ormai croniche. Nonostante le continue necessità di intervento da parte di Emergency, ad oggi, rimane una forte incertezza legata al futuro dei nostri spazi che rende difficile programmare il nostro lavoro, creando ulteriore instabilità anche nei nostri pazienti.”

L’ambulatorio di Sassari fa parte del programma nazionale di Emergency, con cui l’Ong rende concreto il diritto alla cura sancito dalla Costituzione. Oltre a Sassari, Emergency opera in Sicilia, nel ragusano, in Campania a Napoli (quartiere Ponticelli) e Castel Volturno, in Calabria a Rosarno, Polistena e San Ferdinando, in Veneto a Marghera e in Lombardia a Milano e Brescia.

L’ambulatorio di via Monte di Grappa è aperto il lunedì, mercoledì e giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, il martedì dalle 9 alle 13 e il venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16.

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