Rischio terremoti e tsunami in Sardegna? Parla l’esperto italiano Amato

Il sismologo Amato sul rischio terremoti in Sardegna.

Alessandro Amato è un noto geologo e sismologo, la cui fama varca i confini nazionali. È tra i massimi dirigenti di ricerca all’interno dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dov’è stato per anni direttore del Centro Nazionale Terremoti e membro della Commissione Grandi Rischi. Da qualche anno si occupa di comunicazione per l’Ingv. Con lui abbiamo affrontato il tema dei terremoti sull’isola.

Negli ultimi mesi il tratto di mare tra Sardegna e Corsica è stato interessato da diverse scosse di terremoto. Le ultime vicino Porto Torres. Cosa sta succedendo?

“Le zone costiere interno alla Sardegna fanno rilevare terremoti abbastanza piccoli. Qualche volta sono un po’ sopra la soglia dell’avvertibilità e questo avviene in diverse regioni. Negli ultimi 40 anni, l’attività che viene rilevata dimostra che l’area più attiva è quella del nord-est. Dunque al largo di Olbia e quelle aree lì. C’è anche un’attività al sud, vicino Cagliari. E un’altra nel mare occidentale, tra la Sardegna e le Baleari. Più, per intenderci, tutta la zona della Corsica. Attività frequente, ma nulla in confronto a quella delle aree sismiche italiane tipo l’Appennino. C’è indubbiamente un’attività continua, ma decisamente sporadica. Questo sicuramente non è una sorpresa, ma qualcosa di conosciuto. Non sta succedendo nulla di diverso di quanto accade normalmente”.

Negli ultimi anni, grazie all’impegno dell’Ingv, la rete sismica è stata potenziata anche nell’isola. Tuttavia, in provincia di Sassari non è presente nemmeno uno strumento. Quali azioni adotterà l’istituto in tal senso e quali saranno i tempi?

“La rete sismica in Sardegna è sempre stata storicamente poco densa, quindi non in grado di rilevare la microsismicità. Nella zona Umbria-Marche, ad esempio, siamo in grado di registrare e localizzare terremoti di magnitudo 0.5 e qualche volta anche di meno, perché lì abbiamo una rete molto fitta. In Sardegna questi terremoti, seppure ci sono, li registriamo con una certa soglia di sensibilità. Ad esempio di magnitudo 2 nella parte a nord, dove abbiamo qualche stazione in più e di 2.0 – 2.5, o superiori, nella parte meridionale. Alta microsismicità che c’è e che, probabilmente, non registriamo”.

Si è sempre detto che la Sardegna è una regione asismica. Eppure, in passato, sono stati diversi i terremoti registrati. Qual è la verità?

“La Sardegna è sicuramente poco interessata dai terremoti. Ma non è vero che sia priva da terremoti e che non possano avvenire. La zona è sicuramente meno sismica dell’Abruzzo, del Lazio, della Toscana e di tutte le regioni italiane. Ma, lo ripeto, non è priva dai terremoti. E questo non è strano perché in tutte le zone del mondo, che come si sa sono divise in placche tettoniche grandi o piccole, che si muovono l’una rispetta all’altra, si sa che la maggior parte dei terremoti avviene in queste aree di contatto. Però, anche all’interno delle grandi placche tipo il blocco dell’Australia o degli Stati Uniti, anche lì c’è una sismicità. Non è la stessa che c’è ai bordi, dove vanno a contatto le placche, ma c’è una deformazione tra faglie che bordano una placca o microplacca. Se andiamo a vedere quelli della Sardegna più noti, storicamente c’è quello del 4 giugno 1616, che è avvenuto nella zona sud-orientale dell’isola, non lontano da Cagliari. È un terremoto noto anche perché nel Duomo di Cagliari c’è un’iscrizione che lo ricorda. Gli studi fatti dagli storici su questo terremoto gli hanno attribuito una magnitudo di poco inferiore a 5. Non un terremoto di grandissima magnitudo, ma in grado di fare danni che probabilmente si verificherebbero anche oggi, visto che non ci sono state norme sismiche in Sardegna. Altri terremoti noti e più recenti risalgono al 1977, nel Canale di Sardegna, non lontano dalle coste e vicino Carloforte con magnitudo 5.4. L’ultimo il 26 aprile 2000 al largo di Olbia, di magnitudo 4.8 il più forte, avvertito bene in tutto il nord della Sardegna con effetti del IV-V grado Mercalli. Venne seguito da repliche e si attivò una sequenza sismica abbastanza importante. Anche nel 1970 ne venne registrato uno di magnitudo 4.8 al largo di Alghero, ben avvertito nella provincia di Sassari”.

Nel luglio 2011 fu grande l’apprensione nel nord-ovest dell’isola colpita da un evento di magnitudo 5.1 Richter. È possibile che in futuro si possano verificare scosse simili o addirittura più forti?

“La scossa, sicuramente, venne avvertita distintamente. Abbiamo visto che siamo arrivati a 5.4 e altri intorno a 5. Terremoti di magnitudo fino a 5.5 possono avvenire un po’ ovunque e sono abbastanza noti. Non dovrebbero stupire perché sono faglie piccole e possono avvenire anche in zone non particolarmente al centro di placche che si muovono, a contatto di placche, ma dove la deformazione c’è. Nell’ambito del Mediterraneo dove il blocco sardo ebbe la sua dinamica importante milioni di anni fa. Sta comunque in mezzo a zone che si deformano e si verificano reazioni che lo rendono un’area abbastanza attiva un po’ ovunque. Dunque la risposta è sì. Si possono verificare scosse intorno a 5 nelle aree intorno alla Sardegna vicino alle coste, forse anche in terra. La possibilità c’è un po’ ovunque, non si può escludere”.

È mentalità diffusa che la Sardegna, essendo un’isola, possa essere colpita da maremoti. Lei stesso sta conducendo alcune ricerche con il Centro Allerta Tsunami (CAT). Di cosa si tratta?

“Il Centro Allerta Tsunami è un centro che abbiamo messo in piedi con l’istituto a partire dal 2013, dopo 10 anni di impulso internazionale dopo il terremoto e maremoto del 2004 a Sumatra. All’epoca esisteva solo un centro di allerta tsunami nel Pacifico. Nella storia del Mediterraneo ci sono tantissimi casi di grandi e piccoli tsunami come Italia, Grecia e altre zone attive come il nord Africa o Cipro. La Sardegna trovandosi al centro del Mediterraneo occidentale è soggetta come altre coste dell’Italia, della Francia, eccetera a questo rischio. Fortunatamente i maggiori terremoti del Mediterraneo avvengono nella parte greca, turca, o più ampiamente nel Mediterraneo orientale. Quindi l’isola sarebbe poco interessata da eventuali tsunami poiché schermata dalle coste italiane e della Sicilia. In ogni caso i grandi tsunami girano intorno, quindi in ogni caso possono comunque arrivare. Le aree più critiche per la Sardegna potrebbero essere le più vicine al nord Africa dove ci sono delle faglie attive al largo dell’Algeria e della Tunisia, che hanno generato in passato tsunami, non grandissimi però comunque ci sono stati dei precedenti e quindi c’è anche questo tra i vari rischi da considerare. Visto che c’è questa possibilità occorre essere preparati all’eventuale rischio. La Sardegna, tuttavia, non ha alcun piano di emergenza”.

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