Dalla sanità all’istruzione, il bilancio amaro della Cgil di Sassari

Le vertenze dalla Cgil di Sassari.

Sono state numerose le vertenze seguite dalla funzione pubblica della Cgil lo scorso anno. E altrettante caratterizzano il vasto territorio della provincia di Sassari. Se sul piano nazionale fa paura l’incredibile aumento dei contagi, dall’altra il segretario Paolo Dettori punta il dito contro il governo Draghi che, a suo dire, non ha investito le giuste risorse nel sistema sanitario.

Il piano di investimenti.

“La politica sanitaria di contrasto, non solo alla pandemia, non può basarsi solo sulle vaccinazioni, che sono giuste e che sosteniamo – afferma Dettori -. Andrebbe fatto un piano di investimenti molto più vasto di quello che è stato messo in campo e per il quale la Cgil insieme alla Uil hanno scioperato lo scorso 16 dicembre. Questo affinché ci sia un rinnovamento degli ospedali, delle apparecchiature e soprattutto una politica nazionale delle risorse umane potenziando le università, togliendo il potere ai baroni, che spesso fungono da imbuto rispetto allo sviluppo delle professionalità e delle intelligenze che abbiamo”.

Penalizzato il nord.

Un’altra delle cose che, secondo il segretario della funzione pubblica della Cigl, andrebbe assolutamente tolta, è il numero chiuso alle università. “Tutti devono tornare ad avere uguale diritto allo studio. In Sardegna, purtroppo da sempre fanalino di coda, certamente è più penalizzato il nord. Mi vengono in mente tutti gli operatori del sistema sanitario, dai medici agli ausiliari passando per gli infermieri, gli operatori socio sanitari e i tecnici. Per esempio quelli di radiologia che tanto hanno fatto anche loro nelle diagnosi contro la lotta al Covid. Ma anche i lavoratori della sanità privata del Policlinico Sassarese, che anche loro hanno dato un contributo straordinario, i lavoratori delle forze dell’ordine, le assistenti sociali, tutti quei lavoratori pubblici e privati di cooperativa che hanno assistito la popolazione, le persone più deboli, i bambini, i disabili negli asili e nelle scuole”, ha proseguito Dettori.

Un anno orribile.

Un anno orribile anche il 2021, che il sindacalista spera di lasciarsi alle spalle, nonostante vi siano segnali scientifici che la pandemia proseguirà a lungo nonostante i vaccini ottimi, ma insufficienti. Sul piano della riforma sanitaria ritiene importantissimo aver vinto la battaglia per lo scioglimento dell’Ats, per il quale Cgil, Cisl e Uil in Sardegna, come funzioni pubbliche, contro tutto e contro tutti, hanno lottato per lo scioglimento.

L’Ats non è il male assoluto.

“Non è certo l’Ats la causa di tutti i mali, ma gli oltre 30 anni di politiche sanitarie sbagliate di un sistema sanitario che troppo spesso la politica piega ai bisogni da piccolo orticello. Manca una classe dirigente, politica, sindacale e dirigenziale che abbia una visione più ampia. Una visione di sistema, una visione di medio e lungo periodo e che sappia quindi programmare. Questo è quello che manca alla Sardegna, al nord Sardegna e in particolare a Sassari. Noi dobbiamo ripartire dalle teste, dalle intelligenze e dal bene comune. Non dai ragionamenti clientelari“, ha proseguito il leader della funzione pubblica della Cgil.

Il sistema di assistenza.

Un altro pensiero lo rivolge a tutto il sistema di assistenza e di soccorso. Ai vigili del fuoco, a chi cura i malati, i disabili in casa e quindi a chi lavora nella domiciliare integrata, chi lavora nel sistema di assistenza agli anziani e ai disabili in casa, ai fruitori della legge 162, spesso persone con gravissime disabilità fisiche e psichiche.

“Un anno quindi certamente con tinte più fosche che chiare, segnato sì da una ripresa economica, dovuta all’anticipo delle riaperture, che hanno però generato la situazione attuale rispetto ai contagi. Per quanto riguarda l’industria e l’energia vedo una cecità del governo centrale e regionale rispetto al metanodotto e rispetto agli approvvigionamenti energetici. Noi non possiamo continuare a disinvestire nel settore primario. È necessario rilanciare e mantenere la nostra autonomia, ma è anche necessario, vista anche la posizione geografica, che torniamo ad essere un polo d’interesse primario. Qui la politica ha le sue responsabilità. Un grande pensiero e sostengo a tutti quei lavoratori pubblici e privati che, nonostante la pandemia, hanno aiutati i più deboli e hanno garantito i servizi primari alla popolazione“. Infine l’ultimo pensiero alle donne e ai bambini dell’Afghanistan, alla tragedia che sta vivendo quella nazione. Fa spavento vedere come ci sia ancora nel mondo una tale disuguaglianza di diritti e di cultura dei diritti umani e soggettivi di ogni persona. Un pensiero che torna spesso e continuamente”, ha concluso.

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