I sindacati proclamano lo stato di agitazione e portano la crisi della sanità di Sassari e sarda in Prefettura.
La sanità a Sassari e in Sardegna scivola verso il blocco totale mentre il malessere dei camici bianchi e del personale del comparto esplode in uno stato di agitazione che coinvolge l’intera isola. La FP CGIL, insieme alle altre sigle sindacali, ha rotto gli indugi puntando il dito contro un sistema che definiscono ormai fuori controllo. Al centro della protesta non ci sono solo rivendicazioni salariali, ma il grido d’allarme per un collasso strutturale che parte dai vertici della programmazione regionale e arriva fino alle corsie degli ospedali di Sassari, della Gallura e del Cagliaritano.
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La denuncia.
La denuncia sindacale descrive un quadro drammatico: reparti d’urgenza in costante affanno, il fenomeno del “boarding” che paralizza i pronto soccorso e una cronica carenza di posti letto che costringe pazienti e operatori a convivere con barelle e soluzioni di fortuna. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, la macchina amministrativa dell’ARES non riuscirebbe a garantire il supporto necessario, lasciando le singole aziende sanitarie in un limbo gestionale che rallenta concorsi e assunzioni. A questo si aggiunge lo stallo della medicina territoriale: le Case della salute e gli ospedali di comunità restano spesso sulla carta, mentre i carichi di lavoro per chi è in servizio diventano insostenibili, portando alla chiusura forzata di intere unità operative.
Lo sciopero.
La tensione ha raggiunto i palazzi del potere, chiamando in causa direttamente la Presidente della Regione e Assessore alla Sanità ad interim, Alessandra Todde, e il Prefetto di Cagliari, Paola Dessì. Le procedure di raffreddamento e i tentativi di conciliazione sono già stati formalmente avviati per cercare di scongiurare lo sciopero generale. I tavoli istituzionali sono già calendarizzati: la Prefettura di Sassari ha fissato un incontro cruciale per il 16 aprile, mentre per la Gallura il confronto è previsto già per martedì 7 aprile, dopo un precedente rinvio che aveva alimentato ulteriore nervosismo tra le fila sindacali.
Il sindacato lamenta inoltre il mancato rispetto dei protocolli sulle relazioni sindacali e il blocco della contrattazione di secondo livello, elementi che rendono ancora più precario il clima lavorativo anche nel settore degli appalti e dei servizi accreditati. Senza risposte concrete su standard organizzativi e nuove assunzioni, il dialogo rischia di naufragare, lasciando ai lavoratori la sola strada della mobilitazione estrema in un momento in cui la sanità pubblica isolana sembra aver esaurito ogni margine di resilienza.
