A Sassari la matematica non è per ragazze, resta tra le province peggiori in Italia

Sassari resta tra le province peggiori per il divario di genere in matematica.

Sassari continua ad essere tra le province dove le studentesse delle scuole restano più indietro nei ragazzi nella matematica. Secondo una nuova analisi di Openpolis, le ragazze del nord Sardegna continuano a registrare competenze numeriche peggiori rispetto a quelle dei ragazzi, presentando dati tra i peggiori del Paese nelle prove Invalsi.

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La situazione in Italia.

Nonostante, secondo il report, i ragazzi continuano a essere più bravi in matematica delle ragazze in gran parte del territorio nazionale, ci sono però regioni dove questo gap è ridotto, addirittura assente o favore delle studentesse. Uno degli esempi è la provincia di Piacenza, dove le bimbe di terza media che non raggiungono un livello di competenze numeriche sono il 40% contro il 41% dei maschietti. Nonostante meno della metà degli studenti sono bravi in matematica, le ragazze battono i ragazzi con un divario di -0,5. Le bimbe superano nettamente i bimbi anche nella provincia di Sondrio, dove il gap è 2 punti a favore delle ragazzine. Gli studenti sono comunque entrambi preparati in matematica, con soltanto il circa 25% di chi non raggiunge competenze. Sorprendentemente la provincia con risultati più alti per le ragazze è quella di Enna, con un gap di 2,6 punti a favore delle studentesse. Tuttavia, il dato generale di entrambi i sessi che non raggiungono competenze sufficienti è elevato, intorno al 60%. Poi c’è Nuoro che analizziamo tra poco.

La Sardegna, Sassari e la matematica.

La Sardegna si inserisce in un contesto dove il gap matematico tra ragazzi e ragazze è elevatissimo, a favore dei maschi. In generale questa è una caratteristica di tutto il Mezzogiorno, tranne la Calabria, la Basilicata (e la citata provincia di Enna) dove questi gap esistono ma sono molto ridotti. Fa eccezione il Nuorese che si trova tra le pochissime regioni italiane dove sono più brave le studentesse con una situazione di quasi parità a favore delle alunne. Sono infatti il 59,1% le giovani di terza media che non raggiungono le competenze sufficienti contro i 59,4% dei maschi. Tuttavia, c’è poco da rallegrarsi, poiché sono oltre la metà gli studenti di entrambi i generi non in grado di guadagnare una sufficienza nella materia.

Sassari si inserisce in un contesto dove la matematica continua ad essere appannaggio dei maschi. Sono “solo” 56% i ragazzi che non raggiungono la sufficienza, considerando che le ragazze che non prendono il 6 in matematica sono il 62,1%. Il divario di genere infatti è di 6,1 punti. Sale di poco a Cagliari, che è del 6,2 ma gli studenti e le studentesse sono un po’ più bravi in matematica dei sassaresi. Sono l’Oristanese e il Sud Sardegna ad avere un divario di genere più elevato e tra i peggiori in Italia: arrivando addirittura a 8,9 punti per Oristano e 8,3 per il Sud Sardegna.

Perché è importante.

La povertà educativa e le disparità di genere sono al centro delle analisi di Openpolis. Possedere solide competenze matematiche garantisce oggi una corsia preferenziale nel mercato del lavoro, poiché le discipline STEM aprono la strada a carriere più stabili e meglio retribuite. In generale, gli studenti italiani mostrano ritardi nelle competenze matematiche, ma il divario è ancora più marcato per le ragazze, nonostante queste ottengano spesso risultati scolastici migliori e tendano a concludere il ciclo di studi con maggiore regolarità. Tale discrepanza è figlia di stereotipi di genere ancora diffusi in Occidente, che vedono le donne come meno portate per le materie scientifiche. Tuttavia, a differenza dell’Italia, negli ultimi anni molti Paesi europei si sono impegnati attivamente per superare questi pregiudizi, incentivando l’accesso femminile alle facoltà STEM e, di conseguenza, alle professioni in ambito informatico e ingegneristico.

Infatti, nonostante le ragazze italiane registrino competenze digitali di base superiori a quelle dei coetanei, il dato si inverte quando si considerano le competenze avanzate orientate alla carriera. Secondo il report, ‘le donne compongono solo il 17,1% degli occupati nel settore, mentre gli uomini rappresentano l’82,9%‘. L’Italia registra così i dati peggiori dell’UE per quanto riguarda la presenza femminile nelle carriere STEM. Tale scenario deriva dalla tendenza a prediligere percorsi di laurea umanistici, spesso percepiti come più conciliabili con la maternità (si pensi all’insegnamento), ma è anche il risultato di persistenti discriminazioni e pregiudizi radicati nel mercato del lavoro italiano. Tuttavia, secondo Openpolis, le cause del divario evidenziano che le discriminazioni di genere si presentano già nelle scuole medie.

La ricerca, infatti, evidenzia come il minor accesso alle facoltà scientifiche sia riconducibile ai risultati inferiori conseguiti dalle studentesse già a partire dalle scuole medie. I dati Istat mostrano che, all’interno dell’area STEM, il divario occupazionale maggiore si registra in ‘scienze e matematica’, dove il tasso di occupazione femminile è inferiore a quello maschile di circa 4,5 punti percentuali. Il gap si riduce invece a 2,3 punti per l’area ‘informatica, ingegneria e architettura’. Tali studi sono fondamentali affinché l’Italia si allinei ai partner europei che, negli ultimi anni, stanno colmando il divario tra laureati e laureate in ambito scientifico. L’antidoto risiede nel superamento dei bias di genere, spesso appresi in famiglia e nel contesto scolastico sin dai primi anni

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