A dicembre un’altra ragazza è stata sequestrata e torturata dal suo ex a Sassari.
Il calvario di una 23enne liberata in queste ore da un sequestro si incrocia con quello di una coetanea avvenuto un mese fa nel centro di Sassari. Entrambe le giovanissime erano state trattenute con la forza in casa dai loro ex compagni, sequestrate e torturate da loro. Anche l’ultimo aguzzino ha la stessa età del giovane che è stato arrestato nel mese di dicembre.
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La prima storia dell’orrore risale al mese di dicembre, quando una 22enne è stata segregata in casa e torturata dal suo ex compagno trentenne, che l’ha denudata, picchiata brutalmente e sottoposta a sevizie a scopo di estorsione. La ragazza di dicembre è stata nelle mani del suo carnefice per ore, l’ultima segregata per ben dieci giorni, nei quali ha subito torture più prolungate e violente. Infatti i capi di accusa a suo carico sono di più. Deve rispondere di tortura, sequestro di persona, violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale.
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Il giovane è stato arrestato in flagranza ed è accusato di aver sequestrato la sua ex fidanzata, sottoponendola a torture di ogni tipo perché lei voleva lasciarlo. L’uomo l’avrebbe anche violentata più volte, probabilmente per imporle un gravidanza e legarla a sé o per infliggerle ulteriori umiliazioni. Le storie da film horror non hanno alcun legame poiché i protagonisti non si conoscono, ma hanno una trama identica, quasi come se il secondo uomo avesse preso ispirazione dal primo fatto avvenuto nel centro storico della città due mesi fa per punire la sua giovane compagna.
Tuttavia, la terribile coincidenza è evidente. Questi due episodi mettono in mostra come la violenza sulle donne a Sassari sia in crescita con modalità sempre più efferate. Dati e fenomeni in linea a quanto sta avvenendo nel territorio nazionale, con l’età delle vittime di femminicidio che si abbassa sempre di più, assieme a quella dei loro assassini, spesso poco più che diciottenni o ventenni. Non si può non citare l’ultimo femminicidio, quello di Zoe Trinchero a Nizza Monferrato, massacrata di botte e strangolata a soli 17 anni perché non voleva avere un rapporto sessuale (o una relazione) con il suo amico di 19 anni, che ha pure accusato un immigrato per depistare le indagini, aizzando un linciaggio contro un giovane estraneo all’omicidio della ragazzina.
Escalation di femminicidi.
Nel 2026 la quota dei femminicidi sale già a otto casi, mentre da gennaio sono tre i casi di donne uccise a causa della violenza machista. Nonostante la nuova legge in vigore, il 2026 non ha visto una diminuzione dei femminicidi e delle violenze di genere. I dati sono stabili rispetto allo stesso periodo del 2025, anche se bisognerà attendere la fine dell’anno per avere un bilancio preciso sui benefici dell’introduzione del nuovo reato autonomo con le aggravanti previste dal codice. Tuttavia, se nel 2025 sono diminuiti gli omicidi di donne generici (scesi per la prima volta sotto i 100), lo stesso non si può dire per i casi compiuti dal partner o gli ex, che restano stabili a 60-65 casi l’anno.
Ciò mette in luce che nessuna legge securitaria può far calare reati che sono legati alla sfera emotiva o culturale che non sono dovuti a problemi di sicurezza. Insomma, quando non si tratta di reati di strada (dove i dati sono in calo anche grazie anche al Codice Rosso), i deterrenti fanno ben poco per la violenza domestica, in assenza di piani preventivi, come l’incremento di centri antiviolenza, case rifugio, favorire l’indipendenza economica delle donne, inserire nelle scuole come dell’educazione sessuo-affettiva, che previene l’escalation di femminicidi tra i giovani, analogamente di quanto sta accadendo in molti paesi UE dove l’educazione sessuale è materia scolastica obbligatoria.
I femminicidi in Sardegna.
L’aumento dei reati contro le donne a Sassari mostrano che il fenomeno non è esente in Sardegna. Se in Italia è un fenomeno stabile, nell’Isola cresce in modo veloce rispetto ad altre regioni con casi che vanno dai due agli otto all’anno. Nel 2024 si è assistiti a un incremento del 200% dei casi di donne uccise nell’Isola. Ciò significa che è importante non abbassare mai la guardia e attuare politiche che aiutino le donne a uscire dal ciclo della violenza prima che la situazione diventi compromessa.




