Le ditte di scuolabus restano a secco, i Comuni non pagano le fatture

La situazione degli scuolabus nella provincia di Sassari.

Sembra ormai lontano il 5 marzo, giorno in cui sono state sospese le lezioni a causa dell’epidemia da coronavirus. “Ricordo ancora il primo decreto varato dal Governo, datato 17 marzo. Parlava proprio di noi, delle ditte che si occupano di servizio scuolabus e mense scolastiche”, si sfoga uno dei tanti titolari delle aziende di scuolabus del sassarese e della Gallura interessate dalla crisi.

È ancora incredulo mentre tenta di dare sfogo al suo dramma. “Si parlava di fondi destinati alle nostre ditte che attraversano un momento difficile”, ricorda. Nello specifico, in riferimento al decreto, i soldi stanziati dall’esecutivo venivano messi a disposizione dei Comuni, i quali, a loro discrezione, avrebbero potuto destinarli a coprire le perdite subite dalle ditte scuolabus con cui avevano contratti in essere.

Un nuovo decreto, quello del 30 aprile richiamava stavolta i Comuni, all’obbligo di effettuare i pagamenti, senza alcuna discrezionalità. “Molti dei Comuni interessati hanno seguito la legge alla lettera e hanno pagato le fatture insolute, altri purtroppo non si sono attenuti alle direttive vigenti, accampando mille cavilli burocratici, e non hanno pagato”, denuncia il titolare della ditta di bus.

“Ancora aspettiamo e aspettano le famiglie dei nostri dipendenti, i quali non hanno ricevuto nemmeno la cassa integrazione”, ammette sconsolato. Anche la Regione con una circolare si era espressa con un invito a “manifestare interesse per l’assegnazione di contributi straordinari ai Comuni per la gestione del servizio di trasporto scolastico per il periodo di emergenza Covid”.

“Noi titolari – ricorda l’imprenditore – abbiamo fatto numerosi investimenti e i costi si sono accumulati. Io mi occupo anche di turismo locale e turismo estivo. Credo che fino al prossimo anno questi introiti andranno a mancare. Non chiediamo soldi che non ci spettano, abbiamo sempre ottemperato ai nostri doveri con efficienza e professionalità. Prima che scoppiasse quest’epidemia avevamo in programma un periodo florido dal punto di vista lavorativo. Ora non vedo una soluzione”. 

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