L’indagine dei carabinieri e l’udienza fissata davanti al gup il 24 marzo.
Un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia ha portato alla richiesta di 76 rinvii a giudizio per un presunto traffico di eroina e cocaina con base operativa nell’area di Sassari. Gli imputati compariranno il 24 marzo davanti al gup di Cagliari Claudia Sechi.
L’indagine è stata condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri di Sassari e coordinata dalla Dda. Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo avrebbe operato per anni su più livelli, con collegamenti anche fuori dall’Italia.
La base a Sassari e la gestione del mercato locale dell’eroina.
Gli investigatori hanno individuato una struttura radicata nel territorio, con un nucleo di soggetti residenti a Sassari e in altri centri del nord Sardegna, tra cui Porto Torres, Tempio, Olbia. Tra gli indagati figurano anche diversi cittadini nigeriani che, secondo quanto ricostruito, vivevano tra il centro storico e l’area di Predda Niedda.
Per la Procura, la base locale avrebbe avuto un ruolo centrale nella distribuzione, con compiti legati allo spaccio e alla gestione del mercato cittadino. Sassari sarebbe stata uno dei principali punti di smistamento delle sostanze, con persone incaricate di mantenere i contatti, organizzare i passaggi e curare la vendita.
I canali di rifornimento tra Italia ed estero.
Secondo l’accusa, i fornitori principali operavano sia in Italia sia all’estero, in Paesi come Olanda, Brasile, Mozambico e Ruanda. La rete avrebbe garantito un flusso costante di droga, con trasporti organizzati dalla penisola alla Sardegna.
Le accuse: associazione, spaccio di eroina e sfruttamento di esseri umani a Sassari e nella Sardegna del nord.
Le imputazioni principali riguardano l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, con contestazioni relative a acquisto, trasporto, detenzione e vendita di ingenti quantitativi di droga.
Accanto al traffico di sostanze, l’inchiesta contiene anche un filone legato allo sfruttamento di esseri umani. Secondo la ricostruzione investigativa, alcune donne sarebbero state reclutate in Nigeria, portate in Libia e poi fatte arrivare in Italia, dove sarebbero state costrette alla prostituzione attraverso minacce e violenze. Le vittime, sempre secondo l’accusa, sarebbero state sottoposte anche a riti voodoo per rafforzare la soggezione.
Le prove raccolte e la durata dell’attività investigativa.
L’attività investigativa è partita nel 2016 e si è conclusa nel 2020. I carabinieri hanno basato il lavoro su intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione, perquisizioni, sequestri e arresti in flagranza.
Tra gli elementi acquisiti figurano tabulati, documentazione e testimonianze che avrebbero permesso di ricostruire i ruoli e il modus operandi del presunto sodalizio.



