Sparatoria a Predda Niedda, restano in carcere i tre accusati

Le indagini sulla sparatoria a Predda Niedda.

Restano in carcere a Bancali gli uomini accusati della sparatoria a Predda Niedda del 19 gennaio scorso. L’arresto di Luca Silanos (il ferito), Alessio e Fabio Levanti è stato convalidato. Un provvedimento che giunge a pochi giorni dal fermo operato dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Paolo Piras, filone parallelo a quello che vede Giovanni Maninchedda, che è detenuto con accuse più gravi: di tentato omicidio.

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La vicenda.

Il 19 gennaio scorso alla periferia di Sassari, in località Predda Niedda, Maninchedda avrebbe sparato con una calibro 9 contro Luca Silanos. L’agguato è avvenuto nel piazzale di un autosalone, che appartiene a Giovanni Maninchedda. Nella sparatoria è stato ferito Silanos, che ora si trova in carcere per ricettazione e detenzione abusiva di arma da fuoco.

Le ipotesi.

Gli inquirenti battono con insistenza la pista della spedizione punitiva, un’ipotesi che sembrerebbe trovare riscontro nelle immagini catturate dalle telecamere di videosorveglianza della concessionaria. I filmati, finiti al centro dell’attività investigativa, avrebbero immortalato l’istante in cui Silanos ha fatto il suo ingresso nel piazzale accompagnato dai fratelli Levanti; un dettaglio non trascurabile, poiché gli investigatori ipotizzano che almeno uno dei tre componenti del gruppo fosse a sua volta armato di pistola, pronti a un confronto diretto.

Il contesto in cui è maturato il sangue di Predda Niedda affonderebbe le radici in un episodio di ventiquattr’ore precedente: una violenta lite scoppiata all’interno di un centro commerciale della zona, che avrebbe visto contrapposti i vari protagonisti della vicenda. Proprio sulla base di questo pregresso alterco, i legali di Giovanni Maninchedda spingono sulla tesi della legittima difesa, sostenendo che il loro assistito abbia reagito nel timore di un’aggressione imminente. Di parere opposto sono i difensori degli altri indagati, i quali, contestando la ricostruzione e la necessità della custodia cautelare, stanno già predisponendo l’istanza di riesame per chiedere la scarcerazione o una misura meno afflittiva per i propri assistiti.

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