Sassari, perseguitata nonostante il braccialetto: “Il dispositivo non suona”

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Il racconto di una donna vittima di stalking a Sassari.

Il femminicidio di Daniela Zinnanti ha messo a nudo un sistema inefficace di protezione verso le donne che denunciano violenze di genere. Proprio mentre il dibattito è infuocato emergono storie di donne che raccontano il paradosso giudiziario e tecnologico che mette a nudo l’inefficacia delle misure di protezione per le vittime di stalking.

Anche a Sassari una donna, che chiameremo Veronica, sta vivendo giorni di terrore perché nonostante ripetute violazioni dei divieti di avvicinamento e – nonostante l’applicazione del braccialetto elettronico – un uomo continua con lo stalking, muovendosi indisturbato tra le strade del suo quartiere. Il sistema di sorveglianza, che sulla carta dovrebbe garantire un perimetro di sicurezza invalicabile, si sta rivelando nei fatti un simulacro di protezione. Il dispositivo portatile in dotazione alla donna, collegato alla centrale e destinato a segnalare la vicinanza dell’aggressore, non impedisce il contatto visivo e fisico quotidiano, riducendosi a un oggetto inerte proprio nel momento del bisogno.

L’assurda vicenda di stalking a Sassari.

La protagonista di questa assurda vicenda di stalking a Sassari ha spiegato che l’uomo continua ad avvicinarsi a lei indisturbato da anni. La vicenda va avanti dal lontano 2021 e da allora la sua vita è diventata un incubo a tutti gli effetti. La conoscenza tra Veronica e quest’uomo comincia proprio in quell’anno. Una breve relazione, interrotta a causa dell’atteggiamento violento e inquietante di lui. “Faceva uso di droghe e anche di alcol, nonostante in quel periodo avesse un lavoro pubblico e di grande responsabilità – si sfoga la vittima -. Oltre questo avevo scoperto che aveva un’altra relazione con una collega e gli ho detto che non volevo andare avanti così“. Veronica ha dichiarato inoltre che, nonostante la storia fosse finita, lei comunque aveva cercato di stargli vicino e aiutarlo, sopratutto dai suoi problemi di tossicodipendenza.

Tuttavia, lui pretendeva da lei anche una disponibilità a livello sentimentale, voleva che fosse la sua compagna. “In quel periodo abitavamo abbastanza vicini – racconta -, quindi lui veniva sotto casa, faceva gesti di autolesionismo, spaccava le cose e diceva che era tutta colpa mia. Diverse volte mi ha pure strattonata, messo le mani al collo, molestata e mi ha lasciato dei lividi“. In questo contesto, nel 2022, arriva il primo provvedimento, l’ammonimento del Questore e le persecuzioni che non finiscono, anzi, peggiorano, proprio per aver rotto il silenzio. “Sfrecciava sotto casa con la macchina, chiamava più volte al giorno a me, pure le mie amiche e anche mia madre. Così a febbraio 2024 ho sporto denuncia per stalking, ma non è finita qui purtroppo“, aggiunge la donna.

La vittima ha spiegato di aver portato tutte le prove a suo carico e che le misure sono scattate proprio per le condotte che rientrano nel reato di stalking. “Lui però ha continuato a perseguitarmi – dice -. Un giorno si è avvicinato con una scacciacani – che ho scambiato per una pistola vera -. L’ha avvicinata alle tempie e ha minacciato di uccidersi. Minacciava il suicidio, come ha sempre fatto, specie quando era alterato dalle droghe, lo faceva per manipolarmi psicologicamente e farmi sentire in colpa. Quel giorno però, terrorizzata, ho chiamato le forze dell’ordine e dopo l’arresto gli è stato imposto il braccialetto con l’obbligo di stare lontano a minimo 500 metri di distanza“.

Tuttavia questo non ha placato i timori della donna, perché l’uomo continua a non rispettare le distanze dalla vittima e dalla sua abitazione, che violerebbe di proposito per farla vivere in un clima di paura persistente. “Ho paura perché il braccialetto non squilla quando lui si avvicina a me, sono fermamente convinta che è difettoso – dichiara -. Ha squillato solo tre volte in 2 anni, ma lui sta anche a 30 metri da casa mia pubblicando stati su WhatsApp dove fotografa la via che porta a casa mia. Inoltre continua a passare con l’auto davanti al portone di casa, nonostante la mia non è una strada trafficata e non c’è alcuna giustificazione per passare qua“, afferma spiegando di aver segnalato questi comportamenti.

Le forze dell’ordine mi hanno detto che lui è libero di muoversi come vuole e di frequentare il bar che si trova a 200 metri da me. Questo nonostante il giudice gli abbia imposto di stare lontano da me a 500 metri. In due anni non è inoltre mai venuto un tecnico a verificare il fatto che il braccialetto non squilla anche se si trova vicino a casa mia“, dice la donna.

Veronica ha spiegato che quei comportamenti persecutori si sono intensificati dopo il processo, che si è tenuto qualche mese fa. “Da allora è sempre vicino a casa mia, frequenta il locale frequentato dai miei amici e continua a fotografare stati su WhatsApp con foto che ritraggono la mia abitazione e la mia macchina. La cosa che non ritengo giusta è che lui sa perfettamente dove abito, mentre io non so dove abita lui ora. Io ce l’ho con tutte le istituzioni che non stanno tutelando, dal Sert, fino alle forze dell’ordine, perché temo che lui possa passare dai gesti autolesionisti a uccidermi. Lui è un personaggio pericoloso per tante altre donne che orbitano attorno a lui, i suoi colleghi, i passanti per strada e chiunque lo frequenti. E le istituzioni come l’Asl che lo segue, la polizia, al Sert, se si fossero mosse 5 anni fa quando ho denunciato, oggi non saremmo a questa situazione“, conclude il grido disperato di Veronica che da cinque anni chiede risposte.

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