Atti persecutori e stalking verso una studentessa di Sassari.
Ennesima vicenda di stalking a Sassari. A seguito di una denuncia presentata da una studentessa che aveva segnalato comportamenti persecutori concentrati in un arco di tempo ristretto nei confronti di un impiegato comunale, la Procura di Sassari ha avviato un’indagine per accertare i fatti. La donna aveva raccontato di telefonate insistenti e messaggi continui, ritenuti tali da provocarle uno stato di forte disagio e paura. A fronte di quelle accuse, l’impiegato comunale era stato arrestato e sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.
Le condotte contestate e la prima misura cautelare.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, l’indagato avrebbe proseguito con atteggiamenti invasivi nonostante l’interruzione dei rapporti. Le comunicazioni ripetute e insistenti avrebbero inciso in modo significativo sulla serenità della giovane, che si è quindi rivolta alle forze dell’ordine. L’autorità giudiziaria, valutata la situazione, aveva disposto i domiciliari come misura cautelare.
L’evasione e il nuovo arresto.
La situazione è però precipitata quando l’uomo ha violato le prescrizioni. È evaso dai domiciliari ed è stato fermato una seconda volta mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto a Roma, con biglietto di andata e ritorno già acquistato. Ai carabinieri avrebbe fornito una giustificazione legata a un presunto impegno di lavoro, ma l’evasione ha fatto scattare nuovamente le manette e il trasferimento in carcere.
L’iter processuale sul caso di stalking a Sassari.
Dopo il secondo arresto, il procedimento ha seguito il suo corso. La difesa ha avanzato richiesta di rito abbreviato e, per ragioni procedurali, il fascicolo è stato assegnato a un diverso giudice per la prosecuzione dell’iter. È stata quindi fissata una nuova udienza per definire la posizione dell’imputato.
La posizione della persona offesa.
Nel procedimento per stalking a Sassari, la studentessa si è costituita parte civile. Nella denuncia aveva riferito di atti persecutori ritenuti gravi, tra cui anche una telefonata con contenuti minacciosi. Gli inquirenti hanno valutato l’insieme degli episodi per ricostruire il quadro complessivo della vicenda.
La sentenza.
Al termine dell’udienza, il giudice ha disposto la condanna a un anno e due mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, ritenendo provata la responsabilità dell’imputato per gli atti persecutori contestati.




