Villa Mugoni ad Alghero tra simboli nazisti e presunte messe nere

Viaggio a Villa Mugoni di Alghero

Simboli nazisti e resti di presunte messe nere dentro Villa Mugoni ad Alghero, il fatto crea inquietudine tra i residenti di Porto Conte. Le immagini circolano in zona e mostrano pareti imbrattate, bombolette vuote e riferimenti inquietanti. La villa si trova dietro ad una vasta distesa di pini il sentiero è impervio pieno di buche di animali selvatici

Scritte e simboli tra le stanze abbandonate

Sebbene l’antica dimora presenti una chiusura al pubblico con transenne e un cartello con su scritto :”divieto d’ingresso” alcuni tratti delle transenne presentano aperture che rendono possibile l’accesso alle persone e le incursioni improvvise dei vandali .Le pareti presentano nomi, cognomi e persino anni di nascita dei vandali . Accanto a queste scritte compare una svastica. Il simbolo provoca disgusto e alimenta un dibattito acceso. Al primo piano della dimora compaiono frasi in inglese dirette contro Cristo e accenni a presunti rituali dal tono satanico. Tra le scritte più sorprendenti c’è quella in inglese: “This home is infected by Jesus Christ’s ghost” che tradotta assume un significato ben preciso: ”Questa casa è infestata dal fantasma di Gesù Cristo”

Alcune persone parlano di un gesto fatto per pura provocazione. Altre vedono segnali di disagio e mancanza di controllo sul territorio.

La comunità di Porto Conte chiede interventi. Molti temono che la villa diventi un punto di degrado. Chi frequenta la zona ricorda invece la storia del luogo e la sua bellezza originaria.

Quindici anni fa il grande progetto del 2011

Le nuove scritte contrastano con i ricordi del 2011, quando Villa Mugoni occupava il centro del dibattito politico cittadino. In quell’anno il piano urbanistico puntava su un intervento fuori dal centro abitato. Il progetto parlava di un grande albergo di lusso con camere numerose, piscine, centro benessere, tennis e spazi per lo sport e il relax.

La villa, immersa nella Baia delle Ninfe, raccontava già allora una storia lunga. La proprietà apparteneva al gruppo Interfininvest che possedeva anche l’albergo Baia di Conte e terreni fino a Capo Caccia. Il gruppo “Baroudi”tentò più volte di sviluppare nuove strutture. Si parlò di residenze, golf e persino di una pista automobilistica. Molti sogni, tanti scontri e nessuna conclusione.

Nel 2011 anche il Piano Paesaggistico Regionale prevedeva interventi turistici in quell’area. Per questo motivo la città seguiva con attenzione la sorte della villa. Le speranze guardavano al turismo e all’economia. Le paure parlavano di cemento e impatti sull’ambiente.

Oggi quei progetti appartengono ai ricordi. Il presente mostra invece muri sporchi e simboli provocatori. La villa sembra in attesa di una decisione definitiva. La comunità chiede tutela e una direzione chiara per un luogo che offre storia, natura e potenziale

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