Ittiri, lo stilista Cherchi riscopre l’arte della camiceria sarda

Giusy Mura e Giovanni Cherchi

La riscoperta della camiceria sarda.

Un’arte antica, preziosa e identitaria, quella della camiceria sarda, che racconta storie di comunità, tradizioni e gesti tramandati nel tempo. Non si tratta solo di cucire un capo, ma di custodire un patrimonio culturale fatto di tecniche raffinate, studio dei materiali e attenzione minuziosa ai dettagli. Giovanni Cherchi, sarto e stilista di Ittiri, è tra coloro che hanno scelto di dedicare la propria vita a mantenere viva questa eredità. Attraverso il suo lavoro, la camicia sarda torna ad essere protagonista, non solo come elemento dell’abito tradizionale, ma come espressione autentica di un sapere artigianale che rischierebbe altrimenti di andare perduto.

Nei laboratori della scuola di moda di Giusy Mura a Sassari, questo sapere prende forma e si trasmette alle nuove generazioni. Qui, gli allievi non imparano semplicemente a realizzare un capo, ma entrano in contatto con una vera e propria metodologia: dallo studio dei modelli originari alla scelta dei tessuti, dalle tecniche di taglio alla costruzione sartoriale, fino alle rifiniture che rendono ogni camicia unica.

Al centro di tutto c’è il valore inestimabile del fatto a mano: ogni punto, ogni cucitura, ogni piega nasce da gesti lenti e consapevoli, lontani dalla produzione industriale. Il tempo diventa parte integrante del processo creativo, e proprio in questa lentezza si ritrova l’autenticità del capo. Nulla è standardizzato, nulla è replicato in serie: ogni camicia porta con sé l’impronta di chi l’ha realizzata, rendendola irripetibile. È un percorso fatto di pazienza, disciplina e rispetto per la tradizione, dove ogni gesto ha un significato preciso e ogni dettaglio racconta una storia. La camicia sarda diventa così un ponte tra passato e presente, capace di evolversi senza perdere la propria identità.

In un tempo in cui tutto corre veloce, riscoprire e tramandare arti come questa significa restituire valore al “saper fare“, alla manualità e alla cultura locale. Significa investire nella memoria e, allo stesso tempo, costruire nuove possibilità per il futuro. E proprio da questo incontro tra tradizione e innovazione stanno nascendo nuovi progetti e prospettive.

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