Torna El Niño, rischi climatici elevati per la Sardegna nel 2026

Caldo Sardegna, el nino

L’evoluzione di El Niño nei prossimi mesi: sarà coinvolta anche la Sardegna.

Il fenomeno climatico chiamato El Niño potrebbe tornare nel 2026 e modificare in modo significativo il clima del Mediterraneo, con particolare attenzione alla Sardegna. Gli aggiornamenti della National Oceanic and Atmospheric Administration indicano una probabilità tra il 50% e il 60% che El Niño si attivi tra luglio e settembre. Questa previsione arriva dopo una fase di La Niña breve e debole, iniziata nel dicembre 2024 e ora in conclusione. La transizione verso una fase neutra è prevista tra febbraio e aprile 2026. La Niña, a sua volta, è un fenomeno climatico naturale che interessa l’Oceano Pacifico equatoriale e si manifesta quando le temperature superficiali del mare risultano più fredde della media.

El Niño e La Niña sono le due fasi opposte, rispettivamente calda e fredda, dello stesso ciclo naturale noto come ENSO, che si manifesta nel Pacifico equatoriale. Il primo riscalda le acque superficiali e indebolisce gli alisei, mentre la seconda le raffredda e rafforza i venti.

Terminata La Niña, i climatologi sottolineano che il 2026 potrebbe registrare valori termici molto elevati, anche senza un El Niño intenso, a causa dell’aumento continuo delle temperature globali che ha reso il 2024 l’anno dei record assoluti.

Come El Niño influenza il clima sardo.

Il Mediterraneo è una delle aree più vulnerabili agli effetti del fenomeno. Durante El Niño, il riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico altera la circolazione atmosferica globale e può favorire ondate di caldo più lunghe e intense nelle regioni meridionali europee. Gli esperti ricordano che un evento tipico aumenta la temperatura media globale di 0,1-0,2 °C, con conseguenze amplificate nelle aree già soggette a stress climatico.

La Sardegna, che negli ultimi anni ha già registrato temperature oltre i 45 gradi e una crescente frequenza di “notti tropicali”, potrebbe affrontare nuovi picchi estremi. In Italia, infatti, le regioni del Sud e le isole sono indicate come le più esposte a periodi secchi e caldi, con prolungati intervalli senza precipitazioni.

Le ricadute sulla siccità e sul rischio incendi nell’Isola.

Il ritorno di El Niño aumenta la probabilità di una stagione secca prolungata. Le analisi indicano che nelle zone mediterranee il fenomeno tende a favorire un calo delle precipitazioni e un incremento della temperatura superficiale del suolo. Per la Sardegna questo può tradursi in un rapido esaurimento delle riserve idriche accumulate durante lo scorso inverno, che ha fatto registrare il riempimento di tutti i bacini idrici, con impatti diretti sull’agricoltura e sui pascoli.

Il rischio incendi, già elevato nel 2023 e nel 2024, potrebbe aumentare ulteriormente. Le alte temperature, unite all’assenza di umidità e al vento, creano le condizioni tipiche che favoriscono focolai estesi. Le proiezioni evidenziano che il Mediterraneo potrebbe trovarsi di fronte a un’estate contraddistinta da giornate torride e prolungate emergenze climatiche.

Effetti sulle città e sulla vita quotidiana dei sardi.

Le città costiere e dell’interno potrebbero risentire di un maggior numero di notti tropicali, con temperature che restano stabilmente sopra i 20 gradi. Le analisi più recenti mostrano che questo fenomeno è già in crescita e potrebbe diventare dominante nelle estati future.

L’aumento del caldo comporta anche maggiori consumi elettrici, soprattutto per l’uso dei condizionatori. Gli studi internazionali parlano di un possibile incremento economico fino a 550 euro l’anno per famiglia legato alle esigenze di raffrescamento, al consumo idrico più elevato e al rincaro di beni alimentari freschi.

Le prospettive per il 2026 e gli anni successivi.

Gli scienziati avvertono che, qualora El Niño si rafforzasse nella seconda metà del 2026, gli effetti più intensi potrebbero manifestarsi nel 2027, a causa dell’inerzia climatica che caratterizza l’atmosfera. La Sardegna, già oggi esposta a condizioni meteorologiche estreme, rischia quindi di trovarsi di fronte a nuove stagioni caratterizzate da caldo intenso, scarsità di piogge e crescente vulnerabilità del territorio.

Condividi l'articolo