Sassari riscopre l’eredità di Giovanni Maria Angioy: successo per le celebrazioni

L’evento dedicato ai 230 anni dall’ingresso a Sassari di Giovanni Maria Angioy.

A Sassari, alla presenza del sindaco metropolitano Giuseppe Mascia sono stati celebrati i 230 anni dall’ingresso in città di Giovanni Maria Angioy. L’avvio del calendario è avvenuto stamattina con la prima iniziativa del progetto “1796–2026. Tàtari tzitade rivolutzionària”. L’iniziativa per tutto il 2026 accompagnerà la città in un percorso di rilettura storica, culturale e civile della Sarda Rivolutzione.

A inaugurare il programma è stata una visita didattica alla Sala Sciuti del Palazzo della Provincia, che ha visto protagonisti settanta studenti del Liceo Artistico “Filippo Figari” e del Convitto Nazionale Canopoleno. Davanti all’affresco Ingresso trionfale di Giommaria Angioy a Sassari (1878) del pittore Giuseppe Sciuti, i ragazzi hanno potuto confrontarsi con una rappresentazione simbolica di quell’evento che, il 28 febbraio 1796, vide Angioy entrare in città accolto dall’entusiasmo popolare.

Introducendo i lavori il sindaco Giuseppe Mascia ha sottolineato il valore simbolico e politico dell’opera di Sciuti, legandolo alle sfide contemporanee della città e del territorio: ”L’affresco di Sciuti rappresenta la collaborazione tra Sassari e il suo contesto. Senza le ville – in sardo biddas – la città perde la sua importanza. Ed è quello che stiamo cercando di fare con la Città Metropolitana di Sassari: integrare la città con il territorio e le comunità che ha intorno”.

Il sindaco ha poi richiamato il significato più profondo del progetto dedicato ai 230 anni dall’entrata di Angioy in città: ”in questo percorso non ci sono solo aspetti economici e politici, ma anche il recupero della nostra cultura. Mi auguro che storia e lingua sarda siano inserite nel curricolo scolastico quanto prima, anche perché ciò avviene in diversi contesti in Italia e in Europa e non si capisce perché non si debba fare anche qui”.

Le celebrazioni di Giovanni Maria Angioy.

Il programma della visita alla sala Sciuti è stato contestualizzato dal professore Cristiano Sabino e da Marcella Mara della Delegazione Fai di Sassari. Entrambi hanno brevemente presentato il senso del progetto. La visita è entrata poi nel vivo con gli approfondimenti storico-artistici affidati agli esperti del Fai e dell’Istituto Camillo Bellieni.

A guidare la lettura dell’affresco Ingresso trionfale di Giommaria Angioy a Sassari è stata Luana Sau, storica dell’arte, che ha ricostruito la genesi e il significato dell’opera la cui realizzazione fu affidata a Sciuti attraverso un concorso pubblico negli anni Settanta dell’Ottocento, nell’ambito della decorazione della nuova Sala del Consiglio. Sciuti vinse grazie a un progetto che univa rigore accademico e forza narrativa, proponendo di collocare la scena su una parete e non sulla volta, dandole una centralità politica immediata.

La scelta di Angioy a cavallo ”restituisce l’accoglienza entusiasta del popolo sassarese, che acclama Angioy al suo ingresso in città, attraverso un uso intenso e consapevole del colore e un equilibrio raffinato tra classicismo e romanticismo”. ”La scena – ha aggiunto l’esperta – è ambientata nella piazza del Duomo e presenta alcune licenze artistiche, come la presenza di elementi monumentali non storicamente attestati – tra cui la statua nella piazza – accanto a dettagli invece fedeli alla realtà, come la cinta muraria, già abbattuta agli inizi dell’Ottocento”. La storica dell’arte ha poi richiamato l’attenzione sull’insieme decorativo della Sala Sciuti che racconta diversi fasi della storia isolana, dalla nascita del Comune di Sassari, alla reggenza di Eleonora D’Arborea, alla resistenza anti cartaginese e antiromana.

Lo storico Antonello Nasone ha inquadrato la figura di Angioy nel contesto più ampio dell’epoca. Angioy aveva studiato a Sassari in un periodo segnato dalla piemontesizzazione dell’isola: ”le università, istituite per integrare la Sardegna nel sistema sabaudo, finirono paradossalmente per formare una nuova classe intellettuale che sarebbe diventata protagonista delle rivendicazioni antifeudali e antimonarchiche”. Lo storico ha poi ricostruito il quadro sociale ed economico dell’epoca, dominato da un feudalesimo oppressivo che vessava comunità e territori, sottolineando il ruolo della cultura e di una gioventù istruita nei processi di cambiamento sociale: ”gli studenti e i laureati, presenti ormai in ogni paese, iniziarono a mettere in discussione il sistema, mentre in Europa esplodeva la Rivoluzione francese. Il tentativo della Francia rivoluzionaria di invadere la Sardegna – respinto da un popolo sardo in armi – ebbe un effetto decisivo: da quella vittoria militare nacque una forte rivendicazione politica ed economica nei confronti del regno sabaudo che però rimase sordo davanti a tutte le legittime richieste dei sardi”. R

Ricollegandosi all’affresco di Sciuti, Nasone ha ricordato che il personaggio che regge la bandiera di Sassari è Gioacchino Mundula, il sassarese, che guidò quattordicimila rivoluzionari nell’assalto alla città, trasformandola nel centro della rivolta antifeudale.

Con Angioy si schierò anche il clero, consapevole della miseria delle campagne: al suo ingresso in città fu celebrato un “Te Deum” e Angioy venne acclamato come un liberatore. Nei tre mesi trascorsi a Sassari, il rivoluzionario organizzò una milizia popolare, consolidando il ruolo della città come cuore politico della rivolta. Una ricostruzione che, tra arte e storia, ha restituito agli studenti e ai presenti il senso profondo di un passaggio cruciale della storia dell’isola. Le celebrazioni proseguiranno il 27 e il 28 febbraio con convegni e inaugurazione del murale dedicato alla ricorrenza e nei mesi successivi, fino ad aprile, con ulteriori momenti di approfondimento e iniziative artistiche.

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