I locali della movida di Sassari pieni per l’ultimo aperitivo prima della zona arancione

L’ultimo aperitivo a Sassari prima della zona arancione.

Tanti, tantissimi. Sono i sassaresi che questa sera hanno gustato l’ultimo aperitivo prima che, da domani, entri in vigore la zona arancione in tutta la Sardegna e la conseguente chiusura di bar e ristoranti. Molti i giovani, concentrati soprattutto in via Torre Tonda, epicentro della movida locale, ognuno con un bicchiere o un calice in mano, tra vini, spumanti e superalcolici. Qualcuno sorseggia il suo drink, dichiarando che è il primo, quello per “scaldarsi”.

Alle 16.30 manca ancora un’ora e mezza, in effetti, per prendere fuoco. Due dj ventenni senza consolle, 4 montenegri sul tavolino, dicono: “Questo è l’ultimo giorno di libertà.” Vicino, molto vicino a loro decine e decine di avventori. “Ci vorrebbero più controlli”, affermano. “Ne hanno fatto uno mega qualche mese fa, e poi più nulla”. E così si spiega forse anche l’aumento esponenziale di contagi che ha costretto il ministro della Salute Speranza a far uscire l’isola dalla fascia gialla. Prevale la rassegnazione tra i clienti, che comunque non si arrendono. Vogliono divertirsi.

“Non siamo 60enni”, ci spiega un trio, infilzando un’oliva e fissando l’orologio: sono le 17. Mascherine poche, parecchie abbassate, qualche ffp2, alcune griffate jetlag. Spostandosi in piazza d’Italia la situazione non cambia, a parte l’avvento di qualche commensale più attempato. Una coppia di 50enni assale un prosecco e un cardinale. Anche a loro verrà a mancare la socialità. Bevono pure per dimenticare il 50% di affari in meno, dall’arrivo del covid, nel settore dell’edilizia in cui lavorano. “Ormai siamo abituate a queste chiusure”, ci informano due ragazze in un locale di via Roma. All’indifferenza però fanno subentrare le avvisaglie di un futuro buio e non si tratta solo della luce che, alle 17.30, comincia a calare.

“La gente è stanca delle limitazioni. Prima o poi ci sarà una rivolta”. Verso piazza Castello alcuni teenager ingurgitano mortadella e campari. “Che ci importa se chiudono. Ci ubriachiamo a casa”, ridono, ma sono meno allegri quando realizzano che l’ultimo anno è andato perso. In piazza Tola due insegnanti, incontrate 5 minuti prima del fatidico coprifuoco alcolico, confermano: “I ragazzi sono sempre più apatici”. Si spera in un vaccino. Intanto, come cura parziale, si addenta una patatina. Ma sono le 18. Bisogna levare le tende. “Era il mio primo aperitivo dopo mesi”, ci rivela una delle due professoresse. “E credo sarà anche l’ultimo”.

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