Quando una pernacchia del Poz vale la vittoria per la Dinamo

La pernacchia di coach Pozzecco.

In guerra come in amore, si sa, tutto è lecito. Se poi il conflitto è sportivo, in mancanza dell’artiglieria pesante, ci si affida alle risorse non convenzionali. Ci ha pensato ieri Gianmarco Pozzecco, il più anticonformista dei mister del basket, a sfoderare l’arma segreta: una pernacchia. Negli ultimi 45 secondi della quarta di campionato, ieri, tra la sua Dinamo e la Fortitudo il Poz, col risultato in bilico, appena visto il malcapitato Stefano Mancinelli, ala grande della Effe, caricare i due liberi, lancia a briglia sciolta l’istinto e la bocca.

Dalle sue labbra risuona, nel quasi vuoto Palaserradimigni, una sonora beffa all’indirizzo del suo ex compagno di squadra a Bologna nonché amico di lunga data. Le mani di Mancinelli si sciolgono come due tortellini tarocchi: uno su due dalla linea della carità. Sul cambio di fronte invece Marco “freezer” Spissu, che non si farebbe distrarre nemmeno da un’orchestra di tromboni, è implacabile dalla lunetta. Per il capitano dell’Aquila non finisce qui.

Tra le sue estremità, quasi allo scadere, la potenzialità di una tripla per riequilibrare il match. Stavolta Pozzecco tace. Forse però la pernacchia echeggia ancora nella testa del cestista emiliano il cui tiro si schianta sul ferro. I sassaresi vincono 89 a 86. Al povero Mancinelli, pensando al trainer biancoblu, sarà venuto in mente di riadattare il celebre proverbio: “Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io”.

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