Ad Alghero le celebrazioni per le Domus de Janas patrimonio Unesco.
A un anno dall’ingresso nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco, il sito seriale “La tradizione funeraria nella preistoria della Sardegna – Le Domus de Janas” torna al centro del dibattito culturale e politico dell’isola. La ricorrenza è stata celebrata a Sassari, negli spazi dell’Ex Ma.Ter, con un convegno e una serie di iniziative che hanno riunito istituzioni, studiosi e operatori culturali, rilanciando il valore di un riconoscimento che continua a produrre effetti concreti sul territorio.
Nel corso dell’incontro, promosso dal Centro Studi Identità e Memoria (CeSIM) insieme a numerosi enti pubblici e privati, è emersa con forza la portata simbolica e strategica dell’iscrizione Unesco. Un traguardo che, come sottolineato dall’assessora regionale Ilaria Portas, rappresenta non soltanto un prestigio internazionale, ma anche una responsabilità collettiva nella tutela e valorizzazione di un patrimonio unico.
Ad aprire i lavori è stato il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Sassari, Daniele Dore, seguito dai saluti istituzionali delle autorità locali. Tra gli interventi, quello del sindaco della Città Metropolitana di Sassari Giuseppe Mascia ha richiamato il ruolo centrale delle istituzioni nel sostenere percorsi di crescita culturale legati al territorio. Un concetto condiviso anche dagli altri rappresentanti presenti, che hanno evidenziato come il riconoscimento Unesco possa tradursi in opportunità concrete per le comunità coinvolte.
Particolarmente atteso il contributo della presidente della Regione Alessandra Todde, che ha ribadito l’impegno della Sardegna nel proseguire il percorso intrapreso. L’iscrizione nella lista Unesco, è stato sottolineato, ha segnato una vera e propria presa di coscienza collettiva. Non solo tutela, dunque, ma anche sviluppo: la Regione ha annunciato nuovi investimenti per 18,5 milioni di euro destinati alla valorizzazione del sito seriale e al rafforzamento della rete dei 16 Comuni interessati. L’obiettivo è trasformare il riconoscimento in un volano per il turismo culturale e per l’economia locale, puntando su una gestione condivisa e sostenibile del patrimonio.
La seconda parte del convegno ha offerto un approfondimento più tecnico e scientifico. Coordinati da esperti del settore, gli interventi hanno ripercorso le tappe della candidatura e analizzato le prospettive future. Dalla genesi del progetto fino all’iscrizione ufficiale, il lavoro svolto è stato descritto come un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni, mondo accademico e territorio.
Ampio spazio è stato dedicato ai temi della tutela e dell’accessibilità, considerati elementi chiave per garantire la fruizione del sito senza comprometterne l’integrità. Gli esperti hanno evidenziato come la sfida principale consista nel bilanciare la crescente attrattività turistica con la necessità di conservazione, attraverso strumenti innovativi e una pianificazione condivisa.
Il CeSIM, indicato come referente tecnico-scientifico del sito, continuerà a svolgere un ruolo centrale nel coordinamento delle strategie di gestione. Una funzione che si traduce non solo in attività di ricerca, ma anche in supporto operativo per gli enti locali coinvolti. Accanto al momento istituzionale e scientifico, le celebrazioni hanno assunto anche una dimensione artistica e partecipativa. La serata ha trasformato l’Ex Ma.Ter e piazza Monica Moretti in uno spazio di incontro tra linguaggi diversi, con un programma musicale capace di raccontare l’identità sarda attraverso suoni e tradizioni.
Ad aprire gli appuntamenti è stato il musicista Gavino Murgia, con un concerto che ha intrecciato vocalità arcaica e sperimentazione contemporanea, evocando il legame tra uomo, spiritualità e paesaggio. A seguire, l’inaugurazione della mostra “Janas. Vivere, credere, morire nella Sardegna preistorica“, curata dall’archeologo Luca Doro, destinata a diventare un punto di riferimento per attività didattiche e visite scolastiche nei prossimi mesi.
La programmazione musicale è proseguita con le sonorità delle Le Pitxorines, giovani artiste provenienti da Maiorca, che hanno proposto un dialogo tra culture mediterranee. Successivamente, il progetto “Boghes de anima” ha riportato al centro la lingua e la tradizione musicale sarda, offrendo al pubblico un percorso emotivo tra memoria e contemporaneità.
Il gran finale ha visto protagonisti i Tenores di Bitti “Remunnu ‘e Locu” insieme a Piero Marras, in un incontro tra canto a tenore – riconosciuto anch’esso dall’Unesco come patrimonio immateriale – e la canzone d’autore isolana. Un momento simbolico che ha unito patrimonio archeologico e musicale, sottolineando la ricchezza culturale della Sardegna in tutte le sue forme.
Le celebrazioni proseguono ad Alghero, dove il programma si arricchisce di nuovi appuntamenti. Negli spazi di Lo Quarter è in calendario una tavola rotonda internazionale dedicata ai siti seriali UNESCO del Mediterraneo. Un’occasione di confronto tra esperienze diverse, che vedrà la partecipazione di rappresentanti di importanti siti europei, con l’obiettivo di costruire reti di collaborazione e condividere buone pratiche. In serata, il cartellone prevede il concerto “Lirica per l’Unesco“, con protagonisti artisti di rilievo in un evento che unirà musica e immagini dedicate alle Domus de Janas. L’iniziativa si inserisce in un più ampio programma che, fino al 20 luglio, animerà il centro storico di Alghero con una mostra diffusa e attività divulgative.
A distanza di un anno, il riconoscimento Unesco si conferma dunque non solo come un traguardo, ma come un punto di partenza. Le Domus de Janas, testimonianza millenaria della civiltà preistorica sarda, diventano oggi il simbolo di una strategia che guarda al futuro, puntando su identità, cooperazione e sviluppo sostenibile.





