L’analisi dei Giovani democratici a Sassari ad una settimana dalle elezioni comunali

L’analisi dei Giovani democratici.

La recente tornata amministrativa nazionale e in Sardegna spinge i Giovani Democratici ad una seria riflessione, soprattutto per il primato che le urne consegnano alle forze progressiste. Uno il dato incontrovertibile: l’apertura del Partito Democratico alle forze organizzate e non che irradiano la società permette un ampliamento del consenso, rispetto al quale il partito può dirsi in recupero.

Tornare ad essere attrattivi.

“Perno di questa nuova alleanza civile, il Partito Democratico riesce a tenere testa alle forze della nuova destra, molto spesso preda delle loro stesse bugie. Ma molto si deve ancora fare, per tornare a essere di nuovo, davvero attrattivi. La strada è segnata: i nostri risultati migliori arrivano dove più si è investito sul radicamento territoriale. Ci siamo, inoltre, aperti al mondo intorno a noi, non solo nella società: l’apertura ha riguardato anche gli altri partiti. Ma, in merito, la scelta di alleanze indiscriminate ha portato in alcuni casi a sconfitte dovute più alla nostra erronea lettura dell’orientamento sociale che non al merito altrui”, riflettono i giovani del Pd.

La miopia elettorale.

In Sardegna, da Sud al nostro nord, che più interessa ai Giovani Democratici, vi sarebbero casi di palese miopia elettorale, anche volontaria.

“Meglio tralasciare le ragioni per le quali alcune alleanze, perlopiù naturali, sono state completamente disattese in favore di altre dettate più da fretta che da una scelta prudente: spesso le tornate amministrative portano con sé livori e le faide, perlopiù personali, cose dalle quali neanche noi sui territori siamo immuni – continuano -. Ciò che interessa qui è il metodo seguito dal nostro partito. Un metodo nel quale la buona amministrazione è stata talvolta trascurata, in favore di grandi ammucchiate, nelle quali veniamo penalizzati, quasi fagocitati dal leaderismo costruito ad hoc. Che poi si vinca o si perda, poco importa: in simili alleanze noi diventiamo ininfluenti, la nostra azione irrimediabilmente indebolita”.

Isolamenti pericolosi.

Pare che persista, secondo gli stessi, sottotraccia, quel governismo che in passato ha condotto ad isolamenti pericolosi. Al contrario, forze storicamente affini verrebbero tenute distanti, inspiegabilmente.

“Pensiamo invece che prima della fretta di costruire le coalizioni debba emergere forte, a ogni livello, una coerenza programmatica tra noi e i nostri alleati. Diciamo questo convinti che l’apertura nei confronti di forze che vogliono ricollocarsi accanto a noi sia scelta giusta e positiva. È però necessario che queste forze diano segnali chiari sul profilo programmatico che vogliono seguire. E noi, prima, dobbiamo essere intransigenti. Diversamente, ogni tornata elettorale somiglierà a una sfilata di armate Brancaleone. Preferiamo però, in quel caso, l’originale: è più divertente“, concludono.

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