Sassari tra poli di ricchezza e borghi in affanno: la mappa dei redditi

Piazza d'Italia, Sassari

I comuni di Sassari più ricchi e quelli più poveri.

Sassari in testa tra i comuni più ricchi staccando però da Cagliari, che occupa il podio, di quattro punti. Rispetto alla Gallura, il territorio sassarese mostra peculiarità per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza, che non è distribuita in modo uniforme ma si concentra attorno al polo amministrativo e ad alcune enclave costiere e produttive.

Per comprendere appieno questa geografia finanziaria, è fondamentale osservare l’interazione tra tre parametri chiave: il numero dei contribuenti, che indica la dimensione demografica ed economica del centro, il reddito imponibile complessivo, che rappresenta la “massa critica” di denaro generata, e l’imponibile medio, che è il valore su cui si concentra questa analisi poiché permette di confrontare la qualità della vita economica tra realtà di dimensioni opposte.

Sassari capoluogo di ricchezza.

L’analisi riguardo al territorio sassarese è più prevedibile anche se c’è una sorpresa. Il baricentro di questo sistema è senza dubbio Sassari. Il capoluogo si distingue non solo per l’imponibile medio di 24.481 euro, ma soprattutto per l’imponente volume della sua massa reddituale complessiva, sostenuta da oltre ottantamila contribuenti. Si tratta di un dato che riflette la natura di centro di servizi, uffici e professioni, capace di mantenere una media elevata nonostante l’alto numero di residenti.

Tuttavia, il primato della qualità del reddito viene insidiato da Stintino, al nono posto. In questo caso, l’analisi dell’imponibile medio, che si attesta a 23.130 euro, rivela una situazione particolare: a fronte di un numero di contribuenti molto ridotto, poco più di mille, il reddito medio risulta altissimo. Questo suggerisce una concentrazione di ricchezza elevata pro capite, legata probabilmente all’indotto del turismo d’élite che caratterizza il borgo.

Alghero si inserisce in questo scenario come la terza forza trainante, al 13esimo posto tra i comuni sardi. Con un imponibile medio di 22.567 euro distribuito su quasi trentamila contribuenti, la città catalana dimostra una stabilità economica invidiabile, dove il reddito imponibile totale è alimentato in modo equilibrato tra settore turistico e terziario.

Scendendo leggermente nella scala dei valori medi, emergono realtà come Thiesi e Ploaghe, che superano la soglia dei 21.000 euro di media. In questi centri, il numero dei contribuenti è limitato, ma la solidità dell’imponibile medio segnala la presenza di comparti produttivi locali, come quello lattiero-caseario o l’indotto dell’area urbana sassarese, che garantiscono una tenuta economica superiore rispetto alla media regionale. Persino Porto Torres, con oltre tredicimila contribuenti e una media di 20.707 euro, conferma come i centri di antica tradizione industriale e portuale continuino a generare un gettito complessivo rilevante per l’intera provincia.

I comuni di Sassari più poveri.

L’altra faccia della medaglia economica nella provincia di Sassari ci porta lontano dalle coste dorate e dai centri amministrativi, spingendoci verso le zone più interne e isolate, dove il tessuto produttivo fatica a rigenerarsi. In questa analisi, che tiene conto del numero dei contribuenti, del reddito imponibile totale e soprattutto dell’imponibile medio, i dati evidenziano situazioni di forte sofferenza economica in piccoli centri che spesso soffrono lo spopolamento.

Il comune che chiude la classifica nel territorio sassarese è Monteleone Rocca Doria. Qui la fragilità economica è evidente: con un numero esiguo di contribuenti, appena 81, l’imponibile medio scende a 14.848 euro. Si tratta di una realtà dove la massa complessiva del reddito imponibile è estremamente ridotta, segnale di un’economia di sussistenza e di una popolazione composta prevalentemente da pensionati o lavoratori legati a settori a basso valore aggiunto.

Poco sopra troviamo Semestene, un altro piccolo centro dove l’analisi mostra un imponibile medio di 14.942 euro. Nonostante il numero di contribuenti sia leggermente superiore rispetto a Monteleone, la situazione resta critica; il reddito imponibile totale non riesce a decollare, confermando una tendenza comune a molti centri del Logudoro e del Meilogu più profondi, dove la distanza dai principali nodi di scambio penalizza le entrate medie dei cittadini. I due comuni sono fanalino di coda in Sardegna.

Risalendo la china della povertà relativa, incontriamo Nule, che si attesta su una media di 15.305 euro. In questo caso, il numero dei contribuenti è più consistente (802), il che genera un volume di reddito imponibile totale più elevato rispetto ai piccolissimi comuni citati in precedenza, ma la media pro capite rimane comunque tra le più basse della provincia. È una fotografia che ritrae un’economia basata ancora fortemente sulla pastorizia e sull’agricoltura tradizionale, settori che, sebbene fondamentali per l’identità del territorio, faticano a garantire medie reddituali paragonabili a quelle delle zone urbane o turistiche.

Anche Tula e Erula si posizionano nella fascia bassa della provincia, con medie che oscillano intorno ai 15.800 euro. In queste aree, l’incrocio tra i tre parametri — numero di contribuenti, ammontare totale dei redditi e valore medio — delinea un quadro di ristagno dove il benessere fatica a penetrare, rendendo questi comuni il simbolo di una Sardegna interna che viaggia a una velocità decisamente ridotta rispetto ai centri costieri come Stintino o Alghero.

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