Detenuto morto all’ospedale, ecco cosa è successo al 33enne

MARIO SIFFU PORTO TORRES

L’autopsia su Mario Siffu, giovane detenuto di Porto Torres.

Mario Siffu, il giovane detenuto di Porto Torres, arrivato in gravi condizioni all’ospedale a poi morto dopo l’intervento, è morto a causa del suo stato di salute durante la detenzione nel carcere di Bancali, dove si trovava da mesi. Stando a quanto riporta il quotidiano La Nuova Sardegna, oggi, venerdì 3 aprile, è stata eseguita l’autopsia sul corpo del trentenne per fare luce sulle cause della sua morte, per la quale la famiglia del giovane cercava risposte.

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Come è morto Mario Siffu di Porto Torres.

L’esame eseguito, presso l’istituto di medicina legale di Sassari, ha mostrato i primi risultati che mostrano un quadro di salute drammatico, che ha portato a una catena di eventi che ha portato alla morte del 33enne, dopo il trasporto all’ospedale di Sassari. Quando è arrivato al presidio le sue condizioni erano già drammatiche: Siffu presentava un fecaloma, ovvero una massa fecale compatta, che ha ostruito l’intestino scatenando uno shock settico fatale.

I dolori e il ricovero.

Il ragazzo è deceduto il 24 marzo scorso e da mesi lamentava problemi intestinali e forti dolori. Il 33enne soffriva di stitichezza cronica che ha portato a un blocco intestinale che ha contaminato il sangue dai batteri. Un esito tragico arrivato a distanza di diciotto ore dopo il ricovero del ragazzo, nonostante un intervento chirurgico d’urgenza e il successivo trasferimento in Rianimazione per tentare di contrastare un quadro clinico ormai compromesso da una grave occlusione intestinale. La scarcerazione del giovane, detenuto per piccoli reati, era fissata due giorni prima del ricovero, ovvero il 26 marzo scorso. L’accertamento tecnico, a cui ha preso parte anche un consulente nominato dalla famiglia, era stato sollecitato dai genitori per fare chiarezza sul decesso del figlio.

L’inchiesta.

Dopo i risultati dell’autopsia probabilmente si stabiliranno responsabilità sulla morte di Siffu. Nelle indagini figurano la tempestività e l’adeguatezza delle cure ricevute all’interno della struttura penitenziaria. I familiari infatti sostengono che il giovane lamentasse da almeno un mese acuti dolori addominali e gravi difficoltà ad andare al bagno. I sintomi sarebbero stati riferiti durante i colloqui e portati all’attenzione dell’amministrazione carceraria.

Attraverso l’esposto presentato in Procura, i parenti chiedono di verificare se siano stati effettuati i necessari controlli diagnostici per identificare un disturbo che, stando alle prime evidenze mediche, poteva essere prevenuto. Spetterà dunque al sostituto procuratore valutare se vi siano state negligenze o responsabilità specifiche nella gestione sanitaria del detenuto.

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