L’intervista all’attore Mario Olivieri di Sassari.
Lo scorso 9 aprile l’attore Mario Olivieri ha festeggiato un compleanno davvero speciale, i primi ottant’anni di una vita da lui stesso definita fantastica. Di questi otto decenni, oltre sessantacinque gli ha trascorsi sulle tavole del palcoscenico. Una passione che ha permesso all’artista sassarese di diventare una vera leggenda nel panorama del teatro dialettale.
Un amore nato sui banchi di scuola.
“L’amore per il teatro – dice il maestro Olivieri – è nato sin dall’infanzia. Quando a San Donato don Gino Porcheddu aveva creato un teatrino dove a noi bambini ci facevano fare delle piccole parti nelle commedie. Sin da subito ho provato una grande gioia nell’esibirmi davanti alla gente, gioia che porto con me da 65 anni. Con il passare degli anni ho creato una mia compagnia “La Quinta” fondata nel 1999, portando in scena episodi di vita vissuta che ho visto personalmente già da quando abitavo in via Moscatello dove sono nato e dove ho vissuto con la mia famiglia”.
Una carriera prestigiosa.
Nella sua lunga carriera il maestro Olivieri ha scritto una decina di commedie tutte pubblicate, dove ha portato in scena in maniera cionfraiola i vari personaggi conosciuti sin dalla giovinezza, riscuotendo sempre grande consenso tra i sassaresi di ogni età.
“Contemporaneamente alla grande passione per il teatro – prosegue – ho voluto anche studiare, grazie anche a mio padre che facendo non pochi sacrifici mi ha dato la possibilità di farlo. Ho conseguito la licenza media, poi le Magistrali di seguito professore di inglese per poi ricoprire la carica di preside di un istituto superiore sassarese. Ho vissuto una bella vita di cui vado fiero. Grazie alla professione scolastica ho potuto fare anche teatro, perché a Sassari se non hai le spalle coperte dal teatro non si campa”.
I giovani ed il teatro.
Oggi anche i giovani hanno voglia di riscoprire il teatro per raccogliere in futuro l’eredità dei grandi del teatro sassarese. “I giovani frequentano dei corsi organizzati a tavolino che lasciano il tempo che trovano – conclude Mario Olivieri -. La lingua va vissuta nella quotidianità, se in casa non si parla il sassarese è tutto inutile. Solo a Latte Dolce i ragazzi parlano ancora il sassarese ma non hanno la voglia di fare teatro. Vogliono fare poche prove, quando invece ogni commedia che porti in scena ha bisogno di giorni di prove, prima di essere rappresentata. Nel mio piccolo ho convinto mia figlia Grazia e qualche nipote ad avvicinarsi al teatro”.
Un sogno nel cassetto.
Un’intervista divertente con un grande uomo di spettacolo, un artista vero con profonde radici sassaresi, amante sviscerale della sua Sassari. Ma lo sguardo del maestro proprio all’ultima domanda diventa serio e malinconico. Da alcuni anni porta dentro di se la speranza di ricevere dall’amministrazione comunale il prestigioso “Candeliere d’Oro” un desiderio che il maestro vorrebbe vedere realizzato prima di andare a recitare “lassù” nel palcoscenico più alto e infinito.




