Ospedale di Sassari: “Solo un telo di nylon a separare la zona grigia da quella pulita”

La denuncia della capogruppo M5s Manca.

“Da due settimane nella clinica di ginecologia ed ostetricia della Aou di Sassari è stata finalmente ricavata una cosiddetta zona grigia, in cui tutte le pazienti in attesa del referto del tampone nasofaringeo – donne incinte, donne che hanno appena partito o in attesa di una visita ginecologica –  vengono inviate ad attendere l’esito del test. E qui, le pazienti possono permanere dalle 6 alle 24 ore in attesa del referto”.  

“Quello che balza incredibilmente agli occhi, e non servono specializzazioni di alcun tipo per accorgersene, è il metodo, terrificante, utilizzato per suddividere il reparto in due zone, quella grigia appunto, adibita a luogo in cui sostano le pazienti in attesa dell’esito del test anti-Covid, e quindi potenzialmente “sporca, “e quella invece “pulita”, alla quale possono accedere tutti gli altri.  La separazione della zona sporca dalla zona pulita – sottolinea la capogruppo del m5s Desirè Manca – è stata ricavata rudimentalmente e consiste in un semplice telo di nylon attaccato alle pareti con del nastro adesivo ed una porta, con l’ingresso ad entrambe le zone addirittura in comune”.

“Quindi – chiede Desirè Manca –  come si può sostenere che il rischio contagio in ospedale sia sotto controllo, se la zona potenzialmente più pericolosa, ovvero quella “grigia”, è praticamente inserita nella zona “pulita”? Come si può garantire la sicurezza, se il corridoio che le pazienti devono percorrere è lo stesso? Come si può arginare il rischio contagio, se i dispositivi di sicurezza utilizzati dal personale (mascherina e guanti) in entrambe le zone sono gli stessi? Ma soprattutto, a cosa serve separare le zone se i servizi igienici che vengono utilizzati da pazienti probabili Covid e non Covid sono gli stessi? In un reparto in cui tra l‘altro operano solo due infermieri per turno, senza l’ausilio di personale di supporto e senza dispositivi di protezione anti-Covid ma con indosso soltanto mascherina chirurgica e guanti”.

Queste le domande contenute in un’interrogazione urgente presentata dalla capogruppo del m5s Desirè Manca sul persistere di allarmanti criticità nell’Azienda Ospedaliero Universitaria.

“Non dobbiamo inoltre dimenticare – prosegue ancora la capogruppo dei Cinque stelle – che buona parte delle pazienti ginecologiche sono chirurgiche ed oncologiche con un sistema immunitario compromesso. Non è ammissibile che le pazienti in attesa dell’esito del tampone e le altre degenti della clinica, con tampone già refertato negativo, siano costrette a percorrere gli stessi corridoi per accedere ai servizi igienici, anche questi in comune. La promiscuità nella quale sono costrette le pazienti, appare come un ordigno pronto ad esplodere nel malaugurato caso si verifichi l’ingresso di una paziente Covid positiva”.

Chiedo pertanto all’assessore alla Sanità Nieddu Quali azioni intenda attivare per superare le evidenti carenze strutturali del reparto.

“La mia denuncia – sottolinea Desirè Manca – non vuol essere affatto un atto di critica sterile, avrei preferito evidenziare le nostre eccellenze, avrei nettamente preferito evidenziare gli aspetti positivi della nostra sanità, purtroppo non è possibile. E a chi mi accusa di sferrare attacchi senza avanzare proposte rispondo che le proposte del m5s giacciono, protocollate da tempo, in Consiglio regionale in attesa di avere la possibilità, finora sempre negata, di essere discusse. Ci sono nostre mozioni e proposte di legge presentate ormai da un anno, che non sono mai arrivate né in Commissione né in Consiglio. Proposte fattive, concrete, migliorative, rimaste in un cassetto non per nostra volontà”.

“Con questa ennesima denuncia non intendo minimamente mettere sotto accusa gli operatori sanitari e i medici, ai quali vanno i miei ringraziamenti più sinceri, piuttosto ricordare alla classe dirigente che ha il dovere di far rispettare le direttive anti-contagio. Quindi, eventuali responsabilità, non possono che essere ricercate nell’operato di dirigenti e classe politica, non di certo in quello di chi lavora in prima in condizioni precarie. Ancora oggi, a oltre due mesi dall’inizio dell’epidemia”.

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