La sindaca di Erula chiarisce la vicenda dell’abito tradizionale da scegliere
Erula vuole scegliere il suo abito tradizionale e il sondaggio online ha scatenato un vespaio, la sindaca spiega meglio la questione. Con lo slogan “Partecipa al futuro della nostra tradizione” è stato lanciato un sondaggio. L’account del Comune ha postato su Fb una locandina che ha fatto storcere il naso a tantissimi appassionati della cultura sarda. Il messaggio colto dai più era che Erula stesse cercando di “inventarsi” il suo abito tradizionale. Nella locandina comparivano due bozzetti che non sono stati molto apprezzati dagli esperti in materia, ora il Comune precisa: non sono quelli veri. L’immagine, presumibilmente creata col ricorso all’intelligenza artificiale, era quindi puramente indicativa. Lo si scopre adesso con un nuovo messaggio di chiarimento su Facebook. “Le grafiche a corredo del post precedente – si legge – costituiscono semplicemente un’integrazione allo scritto e NON riprendono in alcun modo i disegni originali ed ufficiali“.
I chiarimenti del Comune di Erula
“In seguito ai numerosi commenti comparsi sotto il post dedicato alla scelta del futuro costume tradizionale di Erula, l’Amministrazione comunale ritiene doveroso fare alcune precisazioni. Molti interventi, espressi senza conoscere il percorso svolto e senza aver preso visione della documentazione disponibile, finiscono infatti per sminuire e offendere il lavoro serio e rigoroso. Che in questi due anni ha visto impegnato il Comune di Erula e, successivamente, il Laboratorio Piroddu di Sennori. In un lungo ed accurato iter che ha portato alla realizzazione delle proposte oggi sottoposte al voto della comunità.
Si sottolinea che al momento i bozzetti sono in possesso del Comune, e sarà possibile visionarli a partire da mercoledì”.
Le ricerche sull’abito di Erula del Laboratorio Piroddu
“Il Comune di Erula non ha improvvisato una scelta, né ha individuato un modello in maniera arbitraria. È impegnato in un lavoro di ricerca storica, recupero della memoria e raccolta di testimonianze, affidandosi alla competenza del Laboratorio Piroddu, realtà specializzata nello studio e nella ricostruzione degli abiti tradizionali della Sardegna. Il laboratorio ha lavorato fianco a fianco con l’Amministrazione comunale, sviluppando una ricerca rigorosa e approfondita basata su fonti storiche, documentazione, memoria orale derivata dalle interviste agli anziani e reperti originali”.
Le ricerche e gli indumenti storici
“Fondamentale è stato il contributo della comunità. La signora Rosina Canopoli ha messo generosamente a disposizione il gilet e il copricapo appartenuti a zia Giorgia Pischedda, preziose testimonianze del passato erulese. Allo stesso modo, Domenico Marras ha concesso in prestito due corpetti con copricapo appartenuti alle signore Domenica e Francesca Canopoli. Consentendo al laboratorio di analizzarne materiali, lavorazioni e caratteristiche.
Si tratta di manufatti risalenti alla metà del 1800, che rappresentano una parte importante della memoria materiale della comunità. A questi si sono aggiunte le testimonianze degli anziani del paese, ascoltati personalmente dalla sindaca Marianna Fusco. E una lunga attività di ricerca che ha permesso di ricostruire, per quanto possibile, i tratti distintivi dell’abbigliamento tradizionale locale”.
“La relazione allegata al post documenta in maniera dettagliata questo percorso e mette in evidenza come la storia di Erula, crocevia tra Gallura, Anglona e Logudoro, abbia inevitabilmente lasciato tracce anche nella cultura materiale e negli abiti. Non è un caso che il laboratorio abbia elaborato proposte che tengono conto delle influenze galluresi e anglonesi, coerentemente con la storia del territorio e con la particolare identità linguistica e culturale del paese”.
La sindaca Marianna Fusco: “Nulla è stato fatto con leggerezza”
“Leggere alcuni commenti superficiali e paragoni irrispettosi provoca amarezza – commenta la sindaca di Erula, Marianna Fusco -. Quelle parole non colpiscono soltanto me, ma offendono e diffamano un intero lavoro di ricerca e la professionalità di chi vi ha dedicato tempo, studio e competenze, e colpiscono un’intera comunità che da tempo desidera ed attende con ansia l’abito della tradizione. Nulla è stato fatto con leggerezza e nulla è stato improvvisato.
Come riportato nella relazione dei fratelli Piroddu, Erula è una comunità gallurese in terra anglonese, ed è per questo che sono stati proposti due bozzetti che possano incontrare le sensibilità di ognuno”.
“Avvicinare i giovani alla storia di Erula”
“Dispiace constatare che alcune persone abbiano tratto conclusioni affrettate senza informarsi o approfondire. Siamo stati addirittura paragonati a chi sceglie un modello da catalogo, quando invece dietro questi bozzetti ci sono studio, passione, ricerca e rispetto per la storia di Erula.
Questo progetto costituisce anche un modo per avvicinare i più giovani alla storia di Erula, alla sua tenacia ed alle sue caratteristiche identitarie; il passato determina il presente.
Invito tutti a leggere con attenzione la relazione allegata, perché racconta il percorso compiuto e dimostra che ogni elemento proposto nasce dall’analisi di documenti, reperti materiali e testimonianze dirette. Il confronto è sempre benvenuto, ma dovrebbe fondarsi sulla conoscenza e sul rispetto del lavoro altrui”.
“Speravo di trovare appoggio e consenso anche da parte di altri Comuni, e mi amareggia profondamente leggere interventi dai quali trasuda tanta cattiveria.
Rispetto alla scelta di coinvolgere la popolazione nella decisione del bozzetto finale, credo di poter dire che si tratti della massima espressione di democrazia: laddove si parla di costruire un tassello di memoria storica e collettiva, non c’è cosa migliore che affidarsi alla comunità.
Questa non è una battaglia personale, ma un progetto che appartiene a tutta la comunità e che mira a consegnare alle future generazioni un simbolo identitario costruito sulla memoria e sulla storia del nostro paese”.




