Sassari, epilessia e mobilità: il calvario di Luca: “Niente lavoro senza patente”

Sassari La storia di Luca senza patente per malattia.

Dall’hinterland di Sassari la storia di un ragazzo con una patologia che ha reso difficile l’accesso alla patente e, di conseguenza, reso impossibile l’ingresso nel mercato del lavoro, nonostante il suo ottimo livello di istruzione. Luca ha 33 anni ed è affetto da epilessia, per la legge italiana, deve passare un anno intero dall’ultima crisi. Ma le sue crisi sono frequenti. Il giovane racconta che la sua malattia lo rende non idoneo alla guida.

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Il 33enne ha descritto il suo calvario. “Sono laureato, ma per la mia patologia non mi danno la patente e così mi scartano dai colloqui”. Luca racconta una difficoltà quotidiana e spesso invisibile nella nostra società. “La dipendenza dai soli mezzi pubblici, spesso limitati per orari e percorsi, restringe il raggio di ricerca occupazionale alla sola area urbana”, spiega il giovane uomo. Senza patente, trovare lavoro diventa complicato e spostarsi ogni giorno diventa un ostacolo.

Il giovane ha raccontato di essere stato scartato ai colloqui di lavoro e di offerte impossibili da accettare. Di distanze brevi sulla carta, ma lunghe nella vita reale. “Impossibile la gestione dei tempi vita-lavoro in autonomia. L’inidoneità alla guida si traduce in una barriera insormontabile”, ha spiegato Luca. Non è solo una questione burocratica. È un limite reale in un territorio dove l’auto è spesso necessaria, perdere la patente significa perdere opportunità.

Nel Nord Sardegna il trasporto pubblico, infatti, non copre tutto il territorio e gli orari non bastano. Le coincidenze non aiutano. Così chi non guida resta indietro.

Isolamento sociale oltre il lavoro.

Il problema non riguarda solo l’occupazione. Tocca la vita quotidiana, le relazioni e l’indipendenza. “Restringe il raggio e preclude opportunità nel resto del territorio” – ha dichiarato il giovane -. Muoversi diventa costoso”. Taxi e servizi privati pesano sul bilancio. Uscire meno diventa la norma. L’isolamento cresce lentamente. È una condizione che colpisce molti. Ma resta poco raccontata. Le procedure medico-legali stabiliscono limiti necessari per la sicurezza. Tuttavia, per chi li subisce, le conseguenze sono pesanti.

La richiesta alle istituzioni.

Il giovane non si limita a denunciare. Propone soluzioni. Tra le richieste ci sono agevolazioni per taxi e NCC. “Mi piacerebbe un sistema di ticket o tariffe agevolate, destinati a cittadini con certificata inidoneità alla guida”, ha detto il 33enne. Un aiuto concreto per lavorare. Il giovane chiede anche più servizi. “L’estensione dei trasporti sociali a chiamata come supporto sistematico per il raggiungimento della sede lavorativa”, ha dichiarato. Non solo per la salute, ma per la vita quotidiana. Infine, propone dialogo. “L’apertura di un tavolo di confronto per mappare il numero di cittadini colpiti”.

Una questione di diritti.

“Garantire un trasporto agile e accessibile significa trasformare un limite fisico in una possibilità”. Il messaggio è semplice. La mobilità è un diritto. Non un privilegio. La sua storia accende un faro su un problema reale. Senza interventi, il rischio è chiaro: esclusione dal lavoro e dalla società.

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