Il tentato omicidio a Sassari.
Un 36enne residente a Sassari dovrà scontare la pena per tentato omicidio. Lo ha deciso la Corte di Cassazione, che ha definitivamente respinto il ricorso presentato dal cittadino nigeriano, confermando in via ufficiale la condanna a 9 anni e 4 mesi di reclusione per tentato omicidio che gli era stata inflitta in secondo grado dalla Corte d’appello di Sassari.
Il processo.
Si chiude così la vicenda giudiziaria per l’uomo, assistito dal legale Danilo Mattana. Inizialmente, nel processo di primo grado celebrato con il rito abbreviato, il reato era stato riqualificato nella meno grave fattispecie di lesioni personali, ma i giudici d’appello avevano successivamente ribaltato la decisione, configurando la più severa accusa di tentato omicidio. L’imputato, tra l’altro, risultava già ampiamente noto alle forze dell’ordine a causa di precedenti penali specifici legati al traffico di droga, alla tratta di esseri umani, alla riduzione in schiavitù e allo sfruttamento della prostituzione.
La vicenda.
La drammatica vicenda risale ai primi giorni di dicembre del 2022, quando un connazionale di 26 anni si era recato nell’abitazione del 36enne con l’intenzione di congratularsi per la recente nascita della figlia. La visita si era tuttavia trasformata in un feroce scontro a causa di un debito in denaro non saldato. Durante la lite, l’aggressore ha impugnato un pesante martello da carpentiere da mezzo chilo e ha colpito la vittima alle spalle, mirando dritto alla testa.
L’impatto violento ha causato al giovane una frattura pluriframmentata infossata della teca cranica e una lacerazione durale con contusione cerebrale dovuta ai frammenti ossei. Nonostante il gravissimo trauma, il ragazzo era riuscito a fuggire, per poi essere ricoverato d’urgenza all’ospedale Santissima Annunziata e sottoposto a un delicato intervento di neurochirurgia.
Con questo verdetto definitivo della Suprema Corte, l’impianto accusatorio ha retto integralmente, confermando la massima gravità del gesto che per i giudici non poteva essere derubricato a una semplice aggressione. La decisione non solo mette un punto fermo sulla drammatica vicenda legata al debito non saldato, ma assicura anche che l’uomo, ritenuto un soggetto dall’elevata pericolosità sociale a causa del suo pesante passato criminale, sconti interamente la sua pena in carcere.
