Poliziotti penitenziari feriti nel carcere di Bancali a Sassari.
Due episodi distinti di violenza si sono verificati nel giro di pochi minuti all’interno del carcere di Sassari-Bancali, coinvolgendo due diverse sezioni dell’istituto e provocando il ferimento di diversi agenti della Polizia Penitenziaria. A riferire quanto accaduto è il Sappe, che torna a richiamare l’attenzione sulle condizioni operative del personale e sulle carenze di organico.
Un agente è stato colpito con un pugno all’occhio destra.
Il primo episodio si è verificato intorno alle 13:30 nella sezione Sai. Un detenuto, già segnalato in passato per situazioni problematiche, avrebbe colpito improvvisamente un agente con un pugno all’occhio destro. Il poliziotto ha dato l’allarme attraverso la radio, facendo intervenire altri colleghi. Durante le operazioni necessarie a riportare la situazione sotto controllo, anche un secondo agente è rimasto ferito.
Nel secondo caso c’è stato un lancio di oggetti.
A distanza di pochi minuti si è verificato un secondo episodio, questa volta nella IX sezione As2. Due detenuti hanno avuto un violento contrasto mentre uno dei due faceva rientro dall’area dedicata all’aria. La situazione è rapidamente degenerata, con oggetti lanciati durante lo scontro, nonostante uno dei detenuti si trovasse già nella cella con il cancello chiuso. Un agente intervenuto per interrompere il conflitto è stato afferrato al collo e ha riportato alcune escoriazioni. I poliziotti rimasti coinvolti nei due episodi sono stati accompagnati al Pronto Soccorso per gli accertamenti sanitari.
Le parole del segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.
“Quello che è accaduto a Bancali è inaccettabile e non può essere considerato normale amministrazione – denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria -. Due emergenze in pochi minuti, in reparti diversi, con agenti aggrediti e feriti: questa è la realtà quotidiana della Polizia Penitenziaria, costretta troppo spesso a fronteggiare la violenza con organici insufficienti e senza strumenti adeguati di autotutela”. “È finito il tempo delle pacche sulle spalle e dei ringraziamenti di circostanza. Ai poliziotti penitenziari non servono medaglie dopo essere stati aggrediti: servono strumenti per non essere aggrediti e per potersi difendere. L’amministrazione deve assumersi fino in fondo la responsabilità delle condizioni nelle quali manda il proprio personale a lavorare”.
Le carenze di organico nel carcere di Bancali a Sassari.
“Da anni denunciamo le conseguenze delle carenze di organico, del sovraffollamento e della presenza di detenuti con elevati livelli di pericolosità e problematicità – aggiunge il segretario nazionale Sappe per la Sardegna Luca Fais -. Ma continuare a chiedere alla Polizia Penitenziaria di supplire a tutto con professionalità, coraggio e spirito di sacrificio significa scaricare sugli operatori il peso delle inefficienze del sistema. Non possiamo aspettare che un’aggressione si trasformi in una tragedia per accorgerci che qualcosa non funziona”.
La richiesta di rinforzi nel carcere di Bancali a Sassari.
Durissimo anche Antonio Cannas, delegato nazionale Sappe per la Sardegna: “Bancali è ancora una volta il simbolo di una situazione che non può più essere tollerata. Pochi agenti sui reparti, emergenze che si susseguono e detenuti che possono trasformare in pochi secondi una situazione ordinaria in un grave problema di sicurezza. Gli agenti non possono essere lasciati soli e mandati allo sbaraglio. Chiediamo interventi immediati. Servono rinforzi effettivi, una gestione diversa dei detenuti più problematici e soprattutto la dotazione urgente di adeguati strumenti di autotutela, affinché il personale possa intervenire senza essere costretto a mettere a repentaglio la propria incolumità fisica. Non è accettabile che un poliziotto debba affrontare un’aggressione senza disporre degli strumenti necessari per proteggersi”. Il Sappe ha espresso apprezzamento per gli agenti intervenuti durante le due emergenze, sottolineando come, nonostante la pressione operativa e la carenza di personale, siano riusciti a riportare sotto controllo le situazioni e a garantire la sicurezza dei reparti.
Il Governo è chiamato a intervenire.
“Il Governo e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria devono decidere se vogliono davvero difendere chi difende lo Stato – conclude Capece -. Perché oggi la Polizia Penitenziaria viene ancora una volta aggredita mentre svolge il proprio lavoro. E non è più accettabile che la risposta arrivi soltanto dopo. Servono uomini, organizzazione e strumenti di difesa adesso, non dopo la prossima aggressione e soprattutto non dopo il prossimo ferito grave”.




