Coronavirus, stagione compromessa per gli agriturismi della Sardegna

L’allarme di Coldiretti.

Il rifiorire primaverile della natura coincide con l’avvio della nuova stagione degli agriturismi, con le cerimonie legate a prime comunioni, cresime matrimoni e con le fattorie didattiche che ospitano le scolaresche. Si apre con le gite fuori porta, con le passeggiate a cavallo, con i picnic, fino alle escursioni al mare e in montagna, o alle esperienze in fattoria per partecipare alle attività dell’azienda.

A sancire il nuovo inizio è il primo ponte stagionale, quello di Pasqua, seguito poi dal 25 aprile e 1 maggio. Tutte date in cui gli agriturismi segnano, soprattutto negli ultimi anni, il tutto esaurito. Appuntamenti saltati quest’anno a causa dell’emergenza da coronavirus, con porte chiuse e stagione compromessa.

Perdite importanti difficili da colmare per i bilanci di queste aziende agricole che sempre di più rappresentano un punto di riferimento per i turisti, locali e non, per mangiare prodotti locali sapientemente preparati con le ricette della tradizione dai cuochi contadini ma anche occasione per conoscere attraverso delle vere e proprie esperienze il territorio, la sua cultura e identità.

In Italia il settore agrituristico rappresenta 23 mila azienda diffuse su tutto il territorio nazionale con 253mila posti letto, circa 442mila coperti per la ristorazione e 13 milioni di presenze stimate nell’ultimo anno. Un valore economico di 1,39 miliardi. Un crescita del 30 % dal 2007.

In Sardegna ci sono 675 agriturismi che fanno ristorazione, 150 dei quali sono Campagna Amica. Un altro dato significativo è che il 60% delle aziende agrituristiche si trova nelle aree interne e in zone collinari, con un importante ruolo sociale di tutela ambientale e di presidio del territorio.

Un pilastro della nostra società che garantisce il mantenimento e la trasmissione della cultura contadina, della tradizione rurale e della saggezza contadina. E che oggi, più di altri settori soffre pesantemente con perdite stimate in oltre il 70% del fatturato.

“Serve una terapia d’urto per cercare di arginare le gravi perdite – sostiene il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – per questo chiediamo alla Regione il riconoscimento dello stato di emergenza come già hanno fatto in altre Regioni. Gli agriturismi, la maggior parte dei quali si trovano nelle zone interne e isolate, sono anche impossibilitate a riconvertire le loro attività con la consegna a domicilio dei pasti per esempio ed anzi, essendo delle aziende agricole vedono aggravarsi le perdite dal conseguente blocco delle vendite dei propri prodotti spesso destinati alla ristorazione e ai turisti che lo frequentano”.

“Per le nostre attività, anche se importanti, non sono sufficienti le misure del decreto Cura Italia dedicate all’agricoltura – precisa Michelina Mulas, presidente regionale di Terranostra, associazione degli agriturismo Coldiretti –  come la cassa integrazione in deroga per i collaboratori, la sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali. Chiediamo e sono necessari dei sostegni economici in tempi brevi”.

Coldiretti ha già presentato al Governo una serie di misure necessarie per ripartire come l’abolizione della tassa di soggiorno, la semplificazione burocratica e una importante campagna di comunicazione a favore del made in Italy e del turismo.

“Misure secondo noi fondamentali per ripartire e che vanno già programmate ma adesso, come abbiamo chiesto per tutte le altre aziende agricole è necessaria liquidità per garantirne la sopravvivenza – prosegue sulla stessa linea del presidente il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – soprattutto per questi settori colpiti con più durezza dall’emergenza. Per gli agriturismo è una perdita quasi totale in una stagione chiave. Chiediamo un sostegno anche da parte dei Comuni, cosi come qualcuno ha già fatto, ad esempio con interventi di agevolazione sulla tari”.

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