Domenica 18 ottobre alle 20.30 al Teatro Astra di Sassari si chiude la quinta edizione di PLAYS! con un viaggio tra memoria, corpi e trasformazioni della vita femminile
E se perdere un treno non fosse la fine, ma l’inizio di una scelta? Se fosse proprio l’occasione per smettere di rincorrere ciò che ci aspetta e cominciare, finalmente, a decidere dove andare? Nasce da questo interrogativo “Binario60”, il nuovo spettacolo di Alessandra Mura, che firma la regia e le coreografie e ha scritto anche i testi dello spettacolo, in scena domenica 18 ottobre alle 20.30 al Teatro Astra di Sassari. “Binario60” chiude la quinta edizione di PLAYS!, il festival dedicato ai linguaggi della scena contemporanea organizzato da La botte e il cilindro, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Sardegna, del Comune di Sassari e della Fondazione di Sardegna
Un viaggio attraverso il tempo e le trasformazioni dell’esistenza femminile, nel quale teatro, danza e parola si intrecciano per raccontare storie di donne che perdono i treni, reali o metaforici, e scoprono la possibilità di cambiare direzione. Dodici donne, dodici storie e dodii corpi si incrociano sul palcoscenico per raccontare il tempo che passa e le trasformazioni della vita femminile. Attraverso ricordi, desideri, paure e aspettative, le protagoniste trasformano la scena in un grande trasloco dell’esistenza. Dal lavoro alle relazioni, dalle responsabilità quotidiane al rapporto profondo e talvolta conflittuale con il proprio corpo, fino al confronto con una società che spesso impone modelli nei quali è difficile riconoscersi. L’ironia attraversa questo universo femminile come forma di resistenza, offrendo una chiave per affrontare le contraddizioni della vita e interrogarsi su ciò che siamo diventate e su ciò che possiamo ancora scegliere di essere.
Ma Binario60 è anche un lavoro profondamente personale, che segna per Alessandra Mura il ritorno a uno dei temi fondanti della sua ricerca artistica: il tempo e il viaggio come metafora della vita. Un filo che attraversa la sua produzione fin dagli anni Novanta, quando in Solo andata, uno dei suoi primi spettacoli, le valigie occupavano già un posto centrale sulla scena, evocando partenze, passaggi e trasformazioni.
«Il viaggio è una costante di molti miei lavori, un tema che mi appartiene profondamente anche per carattere — racconta Alessandra Mura —. Sono sempre stata ipercinetica, iperattiva, ventiquattr’ore non mi sono mai bastate. Ora che ho compiuto sessant’anni ho sentito il bisogno di fare il punto della situazione, di smettere di inseguire il tempo, una consapevolezza che riconosce nel cambiamento una possibilità anziché un limite”.
A rendere ancora più significativo questo viaggio è la presenza sul palcoscenico di donne che hanno condiviso con Mura anni di esperienze professionali e umane, artiste, amiche e compagne di viaggio che attraverso la danza e il teatro hanno intrecciato le proprie storie alla sua. Un legame che conferisce al progetto una dimensione autobiografica e collettiva, nella quale i percorsi individuali diventano parte di una memoria condivisa.
«È uno spettacolo dedicato a tutte le donne importanti della mia vita – conclude Mura – a quelle che hanno lavorato con me e con le quali ho affrontato il viaggio della vita. Donne con cui ho condiviso esperienze, teatro, danza e amicizia».
In scena Luisella Conti, Daniela Cossiga, Daniela Cossu, Sara Giordanelli, Francesca Panu, Annamaria Pinna, Consuelo Pittalis, Emilia Satta, Emma Sotgiu, Erika Tedde e Lucrezia Zuliani. Il disegno luci, la scenotecnica e la fonica sono di Tony Grandi.




