Supermercato nell’uliveto a Predda Niedda, si infiamma la polemica

Uliveto

Il supermercato a Predda Niedda.

Si accende a Sassari il dibattito attorno al progetto che riguarda la costruzione di un supermercato nell’uliveto tra la zona industriale di Predda Niedda e il quartiere di Li Punti. La vicenda continua a generare posizioni contrapposte e, in questo contesto, interviene il consigliere comunale di minoranza Angelo Azara, vicepresidente della Commissione Lavori Pubblici del Comune, che espone la propria valutazione sull’intervento.

“Si sostiene spesso quanto sia difficile rimediare allo sviluppo disordinato e frammentato della città e come la cosiddetta ‘ricucitura urbana’ possa rappresentare una soluzione, senza mettere in competizione le diverse aree ma, al contrario, riconnettendole. Tuttavia, sorge spontanea una domanda. La costruzione di un supermercato di 2.470 metri quadrati su un’area complessiva di 4.700 metri quadrati è davvero la soluzione più opportuna, e sociologicamente più appropriata, per collegare un quartiere periferico come Li Punti con la zona artigianale e commerciale di Predda Niedda?”, si chiede Azara.

Il consigliere evidenzia poi il valore dell’area interessata e la possibile perdita di un elemento storico del paesaggio rurale sassarese, sottolineando come l’intervento possa comportare conseguenze non soltanto economiche ma anche identitarie, e riprende: “Una scelta di questo tipo comporterebbe la rimozione di uno dei pochi oliveti storici rimasti, estesi in fasce concentriche attorno al centro urbano, documentati già a partire dal 1500 e oggetto di espansione nel 1700. Non si tratta solo della perdita di un bene economico, ma di un patrimonio storico sassarese e identitario dell’intero Nord-Ovest della Sardegna. È quindi necessario fare chiarezza”.

Secondo Azara, inoltre, il rischio sarebbe quello di generare uno spazio privo di identità definita, un cosiddetto non luogo, con dinamiche urbane poco integrate nel tessuto sociale. In questa prospettiva osserva come “il rischio concreto è quello di creare un ‘non-luogo’. Uno spazio anonimo e replicabile, privo di identità, simile a molti altri già presenti nel raggio di un chilometro, dove le persone transitano senza costruire relazioni sociali”.

Il consigliere entra poi nel merito urbanistico e amministrativo del progetto, distinguendo tra aree degradate e spazi agricoli attivi e storicamente rilevanti, e aggiunge: “Un oliveto storico attivo non può essere considerato un ‘vuoto urbano‘. Questo termine si riferisce infatti ad aree abbandonate, dismesse o degradate, che hanno perso la loro funzione originaria e sono in attesa di riqualificazione, come ex zone industriali o spazi residuali – rimarca Azara -. Appare quindi evidente che la scelta dell’amministrazione Mascia di autorizzare una media struttura di vendita tramite permesso a costruire convenzionato, pur formalmente e tecnicamente legittima, risulta politicamente discutibile, perché non coerente con i principi di una reale rigenerazione urbana né con l’interesse generale. La vera ricucitura urbana dovrebbe perseguire uno sviluppo armonico delle diverse parti della città, intervenendo sui reali vuoti urbani e inserendosi in una strategia pianificatoria complessiva, non limitandosi a interventi isolati, capace di delineare una visione chiara della Sassari del futuro”

Infine, il consigliere richiama il ruolo dello strumento urbanistico comunale e le responsabilità politiche nella pianificazione, evidenziando come, a suo giudizio, il quadro regolatorio vigente non risulti più adeguato alle esigenze attuali. In questo senso osserva che il Piano Urbanistico Comunale, risalente al 2014, non sarebbe più coerente con lo sviluppo della città e che l’amministrazione avrebbe dovuto intervenire con maggiore tempestività per evitare l’attuale situazione di contrasto. Azara definisce la scelta “difficile da comprendere per la città” e ribadisce di aver espresso voto nominale contrario in Consiglio comunale.

Condividi l'articolo