Il caso dello stabilimento A Mare Beach Club di Alghero.
La richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Sassari riguarda 5 persone, coinvolte nelle attività relative alla realizzazione del complesso turistico A mare Beach Club, costruito sulla scogliera di Calabona ad Alghero. Secondo quanto contestato nell’impostazione accusatoria, i lavori avrebbero comportato l’asportazione del suolo naturale preesistente e la rimozione completa della vegetazione arborea e arbustiva spontanea tipica della macchia mediterranea su una superficie di circa 900 metri quadrati. Viene inoltre indicata una modifica delle quote altimetriche del terreno, con interventi di spianamento delle rocce mediante l’impiego di mezzi meccanici pesanti. Le attività avrebbero interessato anche la posa di un manto erboso su circa 800 metri quadrati e l’introduzione di specie vegetali non autoctone provenienti da aree extraeuropee.
Ulteriori contestazioni riguardano la realizzazione di una piattaforma in legno o Pvc di circa 283 metri quadrati, rampe e pedane di accesso, oltre a tre strutture amovibili destinate a reception, chiosco bar e servizi igienici. Sarebbero stati inoltre eseguiti interventi per il posizionamento di un pontile galleggiante e altre opere minori. Secondo la ricostruzione della Procura, tali lavori sarebbero stati effettuati in assenza o in difformità rispetto ai titoli autorizzativi previsti dalla normativa in materia paesaggistica ed edilizia.
Le ipotesi di reato contestate comprendono violazioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio, del Testo unico dell’edilizia e disposizioni del codice penale relative ai beni paesaggistici sottoposti a tutela, con l’aggravante del danno di particolare gravità nell’esercizio di attività professionale e commerciale. Gli indagati ricoprono ruoli apicali nelle società Bagni del Corallo srl, nella controllante Mp Finance srl e nella società esecutrice dei lavori. Nel procedimento si è costituita come persona offesa l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico, rappresentata dall’avvocato Susanna Deiana del foro di Cagliari, che aveva presentato istanze di accesso agli atti già nel marzo 2024.
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La vicenda giudiziaria si inserisce in un iter amministrativo e investigativo che ha visto diversi provvedimenti di sequestro preventivo disposti dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sassari. Il primo intervento risale all’agosto 2024, con esecuzione da parte dei Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale e del Centro anticrimine natura. Successivamente, su richiesta della Procura, il complesso è stato nuovamente sottoposto a sequestro nel maggio 2025. Dopo ulteriori fasi di dissequestro e ripresa delle attività stagionali, la struttura non ha avviato la stagione turistica del 2026, in relazione al procedimento in corso. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli interventi avrebbero dovuto avere carattere temporaneo e reversibile, mentre sarebbero stati realizzati con caratteristiche permanenti. La valutazione finale è ora rimessa all’autorità giudiziaria.
