Dal mare fino al ristorante: come funzionava il mercato illegale dei ricci di mare ad Alghero

Le indagini sul traffico dei ricci di mare.

Oltre ai pescatori professionali ed abusivi della zona Alghero sono in molte le persone che davano vita a questo vero e proprio mercato parallelo e illegale dei ricci di mare

Durante le indagini è stato accertato che due Centri di certificazione e spedizione, autorizzati e riconosciuti dal Dipartimento di Prevenzione della Asl e dal Servizio Prevenzione dell’Assessorato Regionale Igiene e Sanità e dall’Assistenza Sociale della Regione Autonoma della Sardegna, rilasciavano l’etichettatura comunitaria, per certificare la tracciabilità e l’idoneità al consumo umano di ricci di mare e polpa di riccio, senza ricevere i prodotti per i controlli previsti (rifinitura, lavaggio, pulitura, calibratura, trasformazione, confezionamento ed imballaggio). La condotta era ancora più grave quando lo stesso Centro certificava, come legalmente prodotta presso il proprio stabilimento, la polpa di riccio che, nella gran parte dei casi, era invece ricavata da lavorazioni effettuate presso le abitazioni private o presso i casolari in aperta campagna, ovviamente con procedure non conformi alle più elementari norme igienico sanitarie.

Per rilasciare le certificazioni i Centri preposti ricevevano in cambio, previ accordi con la parte, un compenso pattuito per ogni cesta di 500 esemplari di riccio. Insomma, una vera e propria associazione a delinquere.

Un grande mercato illegale di ricci di mare ad Alghero: 25 persone indagate

Gli investigatori sono riusciti ad accertare che il disonesto modus operandi coinvolgeva sistematicamente anche diversi ristoranti locali che, consci della procedura non conforme e dell’impalcatura criminosa, utilizzavano all’interno delle proprie cucine la polpa di riccio lavorata da soggetti non autorizzati e, come scoperto, certificata solo fittiziamente dallo stabilimento, contrariamente a quanto dichiarato nei documenti fiscali, nei quali veniva dichiarato l’acquisto degli esemplari integri.

Nel corso delle indagini sono stati anche intercettati e sequestrati oltre 70 chili. di polpa di riccio prodotta indebitamente e in dubbie condizioni igenico sanitarie. Tale intervento, fortunatamente, ne ha evitato la somministrazione al consumatore finale ignaro del fatto che, come accertato successivamente dai medici specialisti dell’Ats di Sassari, il prodotto non era idoneo per il consumo umano.

Il filone dell’indagine, nel complesso, ha permesso di appurare come il mercato illegale del riccio di mare, in tutte le sue forme, interessasse molteplici ambienti, anche talvolta impensabili, ove il prodotto illegale giungeva comunque completo di etichettatura comunitaria a garanzia della tracciabilità e dell’idoneità al consumo umano.

Dalle oltre duecento pagine del fascicolo depositato dalla Guardia di Finanza e dal Comando marittimo algheresi, riassunto in più di cinquemila documenti analizzati, nonché dalle fonti di prova acquisite a seguito delle numerose perquisizioni personali e locali, l’autorità giudiziaria ha tratto elementi essenziali tali da concludere le indagini nei confronti dei 25 soggetti indagati a vario titolo perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, in concorso fra loro e previo accordo, si sono associati allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti di corruzione e di frode nell’esercizio del commercio.

Sei i ristoranti coinvolti nella vicenda e ritenuti responsabili, anche amministrativamente, per aver omesso di attuare una corretta gestione dell’attività nonché di prevenire forme di reato alimentare traendo, dalla condotta delittuosa dei titolari, un ingiusto profitto per il solo fine legato al risparmio economico derivante dalla mancata esecuzione delle onerose operazioni di trasformazione del prodotto, previste dalle normativa vigente.

La condotta criminosa ha oggettivamente alterato negli anni gli equilibri del mercato a discapito di tutta filiera della pesca del riccio di mare.

L’attività smascherata è il frutto del quotidiano impegno delle Forze dell’Ordine, che sovente operano in forma congiunta, a tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori onesti nonché per la salvaguardia del delicato ecosistema ambientale marino della Regione Sardegna.

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