Trasparenza e patrimonio pubblico: l’attacco di Punta Giglio Libera
L’Associazione Punta Giglio Libera. Ridiamo Vita al Parco è intervenuta dopo le dichiarazioni dell’Assessore alle Finanze e al Demanio sullo sviluppo futuro di Alghero. La tesi del comitato è netta: la “grande visione” dell’amministrazione è una cattedrale nel deserto se viene costruita ignorando lo stato di fatto e di diritto del patrimonio pubblico, a partire dalle delicate terre civiche. ”Abbiamo letto con interesse la riflessione dell’Assessore alle Finanze e al Demanio sull’Alghero dei prossimi decenni. È una visione ambiziosa. Ricerca, imprese, università, famiglie, scuola, agricoltura, ambiente, sport, patrimonio pubblico, innovazione e qualità della vita dovrebbero diventare parti di una stessa strategia. Non abbiamo difficoltà a condividere l’obiettivo. Anzi, proprio perché prendiamo sul serio questa idea di futuro, riteniamo necessario porre una domanda: su quale conoscenza del territorio e del patrimonio pubblico stiamo costruendo questa nuova Alghero?”, si legge nella nota stampa.
L’Associazione Punta Giglio Libera sostiene che la programmazione strategica non debba iniziare dai finanziamenti, dai progetti o dai cantieri, bensì dalla conoscenza del territorio. Secondo l’organizzazione, conoscere significa individuare con esattezza quali beni appartengano al patrimonio pubblico, determinandone il regime giuridico, la storia, i vincoli applicabili e le procedure adottate nel tempo per modificarne la destinazione. Tale verifica assume un rilievo ancora maggiore nel caso delle terre civiche, considerate non semplici immobili comunali da valorizzare, ma beni soggetti a una disciplina e a una funzione specifiche.
A supporto di questa tesi, l’associazione richiama la sentenza n. 683/2024 del TAR Sardegna, con cui è stato respinto il ricorso del Comune di Alghero contro la Regione in merito al Piano di valorizzazione e recupero delle terre civiche. I giudici amministrativi hanno confermato la legittimità delle richieste istruttorie regionali, ribadendo la necessità di un’istruttoria completa e rigorosa in virtù della complessa evoluzione storico-giuridica delle aree. In particolare, il TAR ha evidenziato come il Piano comunale fosse stato predisposto senza accertare adeguatamente la corrispondenza tra lo stato di fatto e lo stato di diritto attuale, individuando in tale verifica un presupposto fondamentale e ineludibile per l’approvazione dell’atto.
”Ed è proprio in questo contesto che si colloca l’azione formale della nostra Associazione – dichiara -. Già in data 3 agosto 2026 abbiamo presentato una formale richiesta di accesso agli atti per poter conoscere gli allegati alla deliberazione comunale n. 61, richiamati dall’atto stesso come sue parti integranti e sostanziali. La relazione tecnica, la tabella riepilogativa e le sette tavole cartografiche. Si tratta di documentazione depositata presso il Servizio Demanio e Patrimonio, ma incredibilmente non pubblicata sull’Albo Pretorio insieme alla deliberazione. Ad oggi, le nostre richieste sono rimaste senza risposta, avvolte dal silenzio degli uffici. Per questa ragione, ci apprestiamo a inviare un formale sollecito e una diffida tramite Accesso Civico Generalizzato, indirizzata anche alla Segretaria Generale in qualità di Responsabile della Trasparenza. Chiediamo che le mappe siano rese immediatamente pubbliche e che i termini per le osservazioni dei cittadini siano congelati e fatti ripartire solo dal momento della reale ed effettiva trasparenza delle carte”.
L’associazione chiarisce che la richiesta di accesso agli atti non risponde a una semplice curiosità burocratica. Trattandosi del patrimonio pubblico quale pilastro della nuova strategia di sviluppo di Alghero, i cittadini devono essere messi nella condizione di conoscere esattamente quali beni vengano amministrati, attraverso quale ricostruzione documentale e sulla base di quali presupposti giuridici e territoriali. Da qui il quesito fondamentale sollevato dal comitato, che ritiene impossibile programmare il futuro di un patrimonio senza poterne prima avere una conoscenza integrale.
L’associazione inquadra queste rivendicazioni all’interno dei principi di buona amministrazione. Pur condividendo l’affermazione dell’Assessore secondo cui la programmazione strategica sia fatta prima di tutto dalle persone, Punta Giglio Libera precisa che l’azione pubblica necessiti anche di istruttorie rigorose, trasparenza, competenze e responsabilità. La posizione dell’associazione stabilisce così una precisa scala di priorità: la conoscenza del bene deve precedere la sua valorizzazione, la certezza del regime giuridico deve venire prima di qualsiasi trasformazione e l’istruttoria tecnica deve anticipare la programmazione, lasciando gli investimenti, i progetti e i cantieri soltanto come atto finale del processo. Secondo l’organizzazione, non si tratta di una visione contraria allo sviluppo, bensì di un’idea differente di crescita urbana. Tale modello rifiuta di considerare il territorio come un mero insieme di asset da mettere a sistema, definendolo invece come il patrimonio collettivo su cui fondare il futuro della comunità algherese.
”Perché una città veramente attrattiva non è soltanto quella nella quale qualcuno desidera venire. È quella nella quale chi già ci vive può avere fiducia nelle istituzioni, nel territorio che amministrano e nelle scelte che vengono fatte sul patrimonio collettivo. La nostra idea di Alghero parte da qui: conoscere prima di valorizzare, tutelare prima di consumare, programmare prima di trasformare. E soprattutto: misurare la distanza tra ciò che un’amministrazione dichiara di voler essere e ciò che concretamente riesce ad amministrare. Questo è il confronto che proponiamo. Non contro la visione. Per una visione all’altezza di Alghero”, concludono.




