Le indagini sull’incendio nei parcheggi dell’aeroporto di Alghero.
Sono trascorsi quattro mesi dall’incendio che, nella notte del 28 maggio, ha distrutto o danneggiato circa 80 auto nei parcheggi dell’aeroporto di Alghero. Da allora i carabinieri della Compagnia di Alghero stanno lavorando per ricostruire l’origine del rogo e individuare eventuali responsabilità. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo sugli sviluppi dell’inchiesta, mentre uno degli elementi emersi è la natura dolosa dell’incendio. Il rogo era divampato poco dopo le 5 del mattino. Al loro arrivo, i vigili del fuoco avevano trovato diversi veicoli già avvolti dalle fiamme, con il concreto pericolo che l’incendio potesse propagarsi agli altri mezzi presenti nell’area. La vastità dell’intervento aveva richiesto il rafforzamento del dispositivo di soccorso, con l’arrivo di ulteriori squadre impegnate nelle operazioni di spegnimento e messa in sicurezza.
Le possibili infiltrazioni della camorra.
A quattro mesi di distanza, l’attenzione resta quindi concentrata sulle indagini dei carabinieri. Il carattere doloso del rogo ha aperto diversi possibili scenari, ma al momento non risultano elementi pubblicamente disponibili che consentano di attribuire l’incendio a uno specifico gruppo o di individuare un preciso movente. Nel dibattito investigativo sulla situazione di Alghero è comparso anche il tema della possibile presenza di interessi riconducibili alla criminalità organizzata, compresi ambienti della camorra. Si tratta di un quadro più ampio rispetto al singolo incendio e che riguarda il monitoraggio, già da tempo, di eventuali interessi economici esterni nel territorio, soprattutto nei comparti turistico e immobiliare.
Le operazioni anomale restano al vaglio degli investigatori.
Nel corso degli anni sarebbero state osservate acquisizioni di attività commerciali e operazioni considerate anomale per modalità e consistenza degli investimenti. Tra gli elementi richiamati nelle analisi figura anche la vicinanza del carcere di Bancali, a Sassari, dove sono detenuti numerosi soggetti sottoposti al regime del 41-bis, compresi esponenti collegati a clan camorristici campani. La presenza di detenuti appartenenti o ritenuti vicini a quegli ambienti viene indicata come uno dei fattori che, nel tempo, avrebbe favorito il trasferimento verso il nord Sardegna di familiari e persone legate a quei contesti. Il tema riguarda quindi anche i possibili movimenti di capitali e gli interessi economici nel territorio del Sassarese. Alghero, in questo scenario, viene indicata come una delle aree che possono attirare investimenti nel settore turistico-ricettivo, dagli stabilimenti balneari alle strutture dedicate all’accoglienza.
Il precedente incendio nei parcheggi dell’aeroporto di Alghero.
Quello di maggio, inoltre, non è stato un episodio isolato nella zona dello scalo. Un precedente incendio si era verificato nella notte del 14 marzo, quando le fiamme avevano interessato 14 automobili parcheggiate nei pressi dell’aeroporto. Anche in quel caso l’allarme era scattato durante le ore notturne e l’intervento dei vigili del fuoco aveva impedito che la situazione avesse conseguenze ancora più pesanti. I due episodi contribuiscono a mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza dell’area aeroportuale e sul contesto più generale del territorio. È proprio sul divario tra ciò che viene percepito dalla popolazione e ciò che emerge formalmente dalle denunce che si concentra una parte delle riflessioni della Direzione distrettuale antimafia.
Le parole del procuratore generale di Cagliari sono inequivocabili.
Il procuratore generale di Cagliari, Luigi Patronaggio, aveva descritto una situazione nella quale, a fronte della percezione che nella Riviera del Corallo stia accadendo qualcosa, si registra un numero contenuto di denunce da parte dei cittadini. Ne deriva una zona difficile da interpretare per gli investigatori, nella quale occorre distinguere i sospetti dagli elementi che possono invece configurare un reato. Patronaggio aveva inoltre evidenziato come l’eventuale penetrazione della criminalità organizzata nell’economia locale possa avvenire anche senza ricorrere necessariamente a intimidazioni o minacce esplicite. In questo scenario, secondo il procuratore generale, il principale strumento potrebbe essere rappresentato dalla disponibilità di ingenti capitali, utilizzati per acquisire attività e inserirsi progressivamente nel tessuto imprenditoriale.
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Le indagini vanno avanti senza sosta.
L’indagine sull’incendio delle circa 80 auto resta dunque al centro dell’attenzione. Dopo quattro mesi di accertamenti, gli investigatori continuano a ricostruire quanto accaduto quella mattina di maggio. Sullo sfondo resta il più ampio tema degli interessi economici e delle possibili infiltrazioni criminali nel territorio di Alghero. Saranno gli sviluppi dell’inchiesta a stabilire se esista un collegamento tra il rogo e questo scenario oppure se i due piani debbano rimanere distinti.




