A Banari rinasce il rifugio creativo dello scultore Giuseppe Carta

A Banari rinasce il rifugio creativo dello scultore Giuseppe Carta

Il rifugio creativo dello scultore Giuseppe Carta a Banari.

A Banari torna ad aprirsi una porta sul mondo dell’arte contemporanea. Palazzo Tonca, storico edificio in trachite rossa che per anni ha rappresentato il cuore creativo dello scultore Giuseppe Carta, è stato restituito al pubblico con un nuovo allestimento capace di trasformare gli spazi dell’antica dimora in un percorso tra materia, natura e simbolismo.

Nelle sale del palazzo i frutti scolpiti dall’artista diventano protagonisti assoluti di un viaggio visivo in cui il marmo bianco di Carrara e l’alabastro di Volterra abbandonano la loro apparente rigidità per assumere forme e significati legati alla vita. Melagrane, pere, mele cotogne e grappoli d’uva emergono dalla pietra come elementi carichi di memoria, richiami alla fertilità, alla rinascita e al rapporto profondo tra uomo e territorio.

La riapertura del “rifugio creativo” di Carta si è svolta sabato 1 agosto davanti a un pubblico numeroso composto da appassionati d’arte, rappresentanti del mondo culturale, giornalisti e cittadini. Un appuntamento che ha riportato l’attenzione su un luogo che già negli ultimi decenni del Novecento aveva saputo diventare un punto di riferimento per la cultura, grazie alla visione dello scultore originario di Banari.

Alla cerimonia hanno partecipato Giuseppe Carta insieme alla compagna di vita e di arte Giovanna, il sindaco Francesco Basciu, il parroco don Tore Ruzzu, il giornalista Tonino Oppes e l’assessora alla Cultura Gerolama Sale. Nel corso dell’inaugurazione il primo cittadino ha sottolineato il valore del palazzo come patrimonio capace di arricchire non solo Banari ma l’intera area circostante. Don Ruzzu ha invece evidenziato il legame tra arte e dimensione spirituale, indicando nella creatività una forma di condivisione con la comunità.

Un significato particolare è stato attribuito all’evento anche da Tonino Oppes, che ha indicato nella scelta di investire sulla cultura un possibile strumento di rilancio per i piccoli centri alle prese con il fenomeno dello spopolamento. La riapertura di Palazzo Tonca diventa così non soltanto un appuntamento artistico, ma anche un segnale legato alla possibilità di costruire nuove occasioni di attrazione e partecipazione.

A caratterizzare il ritorno del palazzo alla sua funzione culturale è stata anche la presentazione dell’ultima opera realizzata da Giuseppe Carta. Nello spazio antistante l’ingresso, in via Marongiu, è stata svelata “La Prigioniera”, una grande melagrana scolpita nel marmo che sembra voler liberarsi dal blocco di pietra per dare origine a una nuova germinazione. L’opera è stata pensata come simbolo di accoglienza e speranza, un invito rivolto ai visitatori che varcano la soglia del palazzo.

Considerato uno dei principali interpreti della corrente artistica delle “Germinazioni“, Giuseppe Carta ha costruito negli anni un percorso internazionale attraverso esposizioni in prestigiose sedi italiane ed estere. Le sue opere sono state protagoniste in luoghi come il Grand Palais di Parigi, il Javits Center di New York, il Colosseo di Roma, la Biennale di Venezia, l’Heydar Aliyev Center di Baku e in numerose città tra Australia e Cina. Recentemente l’artista banarese ha ricevuto a Palazzo Montecitorio il riconoscimento di “Eccellenza artistica nazionale”, un ulteriore attestato per una ricerca che da sempre mette al centro il rapporto tra natura e rappresentazione artistica.

“La riapertura di Palazzo Tonca è fondamentale perché rappresenta casa, vita, luogo dell’anima e della memoria”, ha spiegato Giuseppe Carta. Lo scultore ha chiarito che il progetto è ancora in fase di completamento per quanto riguarda allestimenti e arredi, ma costituisce l’inizio di un percorso più ampio destinato a trasformare nuovamente il palazzo in uno spazio dedicato all’arte e alla riflessione. Attraverso le sue opere, Carta continua a raccontare la natura non solo come elemento estetico, ma come simbolo di equilibrio e fragilità. I frutti scolpiti diventano così immagini universali capaci di parlare di speranza, trasformazione e continuità, in un dialogo tra passato e futuro che ora trova nuova casa tra le mura di Palazzo Tonca.

L'autore

Nato a Sassari e cresciuto a Sorso, giornalista pubblicista, mi occupo soprattutto di cronaca, attualità e politica. Mi piace raccontare quello che succede in provincia di Sassari e in Sardegna, approfondendo le notizie anche reportage e inchieste. Tra le mie passioni ci sono il fenomeno dei terremoti e il mondo dell’emergenza. Nel tempo libero sono anche un soccorritore del 118, esperienza che mi ha insegnato molto sul valore dell’aiuto agli altri.

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