I dati drammatici del lavoro a Sassari.
Un primo maggio amaro per il territorio di Sassari dove le problematiche sul lavoro restano. La città metropolitana resta ancora colpita dal fenomeno della disoccupazione e del lavoro precario, che continua a essere lo zoccolo duro nell’Isola. Lo rivelano i dati dell’Istat del 2025, che mettono in luce la situazione economica dell’Isola con un focus su tutti i territori della regione, dal nord al sud.
La ricorrenza della festa dei lavoratori quest’anno assume per il territorio di Sassari un valore di profonda riflessione, dettato da un panorama statistico che oscilla tra una solida tenuta economica e un preoccupante arretramento sul fronte delle tutele fisiche. Analizzando i dati più recenti relativi alla
provincia, emerge con forza una contraddizione strutturale che vede la città e il suo hinterland posizionarsi come il secondo polo reddituale della Sardegna, subito dopo l’area metropolitana di Cagliari. Con un reddito mediano disponibile che si attesta sui 16.400 euro annui, Sassari riesce a distaccarsi sensibilmente dalle medie del Mezzogiorno, pur restando ancora distante dal dato nazionale che sfiora i 19.000 mila euro.
La precarietà.
Tuttavia, la capacità di generare ricchezza non sembra viaggiare di pari passo con la stabilità e la sicurezza dei contratti. Uno dei nodi più critici è rappresentato dalla continuità lavorativa: i lavoratori dipendenti della provincia faticano a raggiungere una copertura piena dell’anno solare, con una quota di giornate retribuite che rimane sistematicamente al di sotto della soglia del 70% rispetto al potenziale teorico. Questo fenomeno di frammentazione del lavoro suggerisce una presenza massiccia di impieghi stagionali o precari che, pur contribuendo al reddito complessivo, non garantiscono quella serenità contrattuale necessaria a una programmazione familiare di lungo periodo.
Il tasso di occupazione.
Drammatico è il tasso di occupazione nel territorio sassarese. Secondo le serie storiche Istat aggiornate, il tasso di attività si è attestato intorno al 65,1%. Numeri leggermente più alti rispetto al resto del Mezzogiorno con una crescita a inizio del 2025, del 38,2%, secondo i dati della Camera di Commercio di Sassari. A preoccupare però è la qualità del lavoro. Si tratta spesso di contratti stagionali, a termine o part-time involontari, che non garantiscono continuità occupazionale nell’arco dell’intero anno.
Particolarmente colpiti da questa sottoccupazione sono donne e giovani. Le prime trovano difficoltà a conciliare lavoro e cura, per la carenza o il costo di servizi per l’infanzia e gli anziani nel territorio e l’assenza di leggi sui congedi paritari ( a causa della bocciatura di una proposta di legge). I giovani subiscono la precarietà e l’impiego in lavori stagionali maggiormente rispetto ai loro genitori. Non che i nonni se la spassino meglio: l’11% dei pensionati sassaresi percepisce un reddito pensionistico di basso importo, superando la media nazionale dell’8,9%.
Il problema degli infortuni.
Il dato più drammatico, che funge da monito in questa giornata celebrativa, riguarda però l’incolumità dei lavoratori. In netta controtendenza rispetto a un miglioramento generale che ha interessato gran parte della regione dal 2019 a oggi, la provincia di Sassari ha fatto registrare nel 2022 un picco inquietante di infortuni gravi. Con un valore di 15,4 episodi mortali o con inabilità permanente ogni dieci mila occupati, il
territorio sassarese detiene il triste primato regionale per la pericolosità dei propri ambienti di lavoro. È un indicatore che macchia il profilo economico della provincia e che impone una revisione urgente delle politiche di prevenzione, ricordando che il progresso misurato in euro non può prescindere dal rispetto della vita umana nei luoghi di produzione.
