L’acqua cristallina della Sardegna è un’intuizione sulla qualità del nostro mare, ma sono anche i numeri a parlare. La trasparenza dell’acqua non è infatti solo una suggestione da cartolina, ma un dato scientifico certificato. Da Sassari a Cagliari la qualità del mare si posiziona ai vertici assoluti delle classifiche nazionali redatte dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. I monitoraggi ufficiali per l’avvio della stagione balneare non lasciano spazio a dubbi, incoronando la quasi totalità dei tantissimi chilometri di costa sarda con il giudizio di eccellenza, il massimo riconoscimento previsto dai rigidi parametri comunitari.
Anche la provincia di Sassari offre suggestivi scenari da cartolina e spiagge cristalline. Se pensiamo alla Pelosa di Stintino, uno dei luoghi più belli al mondo, alla spiaggia di Balai e l’incantevole costa dell’Asinara, fino ai litorali cristallini di Castelsardo e di Alghero. Anche il litorale di Platamona offre spiagge di sabbia chiara e fondali trasparenti. Non dimentichiamoci della particolarità della spiaggia di Porto Ferro, con sabbia dorata e scenario selvaggio, così come quella dell’Argentiera.
I dati sul mare in Sardegna.
I dati emersi dalle analisi riflettono l’efficacia dei controlli capillari eseguiti sul territorio dai tecnici dell’Arpas, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Il verdetto non è il risultato di un’impressione estemporanea, bensì il frutto di un calcolo statistico basato su una serie storica di prelievi effettuati nelle ultime quattro stagioni balneari.
Gli scienziati analizzano costantemente specifici indicatori microbiologici capaci di rilevare qualsiasi traccia di contaminazione fecale, assicurando che i bagnanti possano tuffarsi in acque non solo splendide alla vista, ma biologicamente sicure e prive di rischi per la salute.
Le pochissime eccezioni che non rientrano nella classe di eccellenza rappresentano una percentuale del tutto trascurabile e si dividono tra i livelli buono e sufficiente, mentre i tratti di mare sardo definiti scarsi sono ridotti al minimo. Dal computo complessivo restano escluse, per legge, solo quelle aree in cui la balneazione è vietata a prescindere, come le zone portuali commerciali, i presidi militari invalicabili e le foci dei principali corsi d’acqua, contesti in cui l’attività umana o le dinamiche naturali impediscono l’accesso turistico.
Un’eccellenza da difendere.
La protezione di questo immenso patrimonio naturale non si esaurisce con l’analisi di inizio stagione. La rete di sorveglianza sarda si attiva mensilmente lungo tutti i punti di campionamento individuati attorno all’isola, con una frequenza che aumenta tempestivamente qualora si verifichino eventi meteo straordinari o criticità localizzate. In caso di anomalie o fioriture algali sospette, scatta immediatamente un protocollo di allerta che coinvolge i sindaci dei comuni costieri per l’adozione di divieti temporanei, a tutela della salute pubblica fino al rientro dei parametri nella norma.
Questo scenario d’eccellenza, che si estende anche ad alcuni specchi d’acqua interni dell’isola, non è un caso isolato ma il premio per una gestione ambientale che ha saputo preservare l’integrità del territorio. La Sardegna si presenta così all’appuntamento con l’estate forte di una reputazione d’acciaio, offrendo a residenti e turisti la certezza di un mare che non teme confronti e che si attesta come uno dei più protetti e incontaminati dell’intero bacino mediterraneo.
Tre regioni sfidano la Sardegna.
Se la Sardegna ha ottenuto un punteggio di 98,9%, l’Isola si è posizionata al quarto porto. Battuta da Puglia, che è prima con 99,9% di punteggio eccellente, seguita dal mare di Friuli Venezia Giulia (99,6%) e da Basilicata (99,1%). Questo quadro complessivo conferma comunque lo straordinario stato di salute del mare sardo, inserito in un contesto italiano di altissimo livello.




