Le indagini sulla donna che ha colpito l’ex a martellate a Sassari.
Non accettava la fine della relazione la donna che ha aggredito il suo ex a martellate nelle scorse ore a Sassari. Per questo motivo una 48enne ha tentato di colpire il 60enne alla testa con un martello causandogli gravi lesioni al cranio e alla prima vertebra cervicale. Ciò è emerso dalle indagini che hanno portato agli arresti la donna dopo il fatto.
Le martellate e l’arresto a Sassari.
Ad eseguire l’arresto il personale della Squadra Mobile della Polizia di Stato di Sassari dopo una chiamata di soccorso. La 48enne ora si trova agli arresti domiciliari ed è emerso dall’inchiesta che in passato, aveva già tentato di intossicare l’ex convivente somministrandogli di nascosto degli psicofarmaci nei pasti.
La convalida.
Dopo la denuncia è scattato il Codice Rosso. Sulla base degli elementi raccolti, il Giudice per le Indagini Preliminari, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, ha emesso nei confronti dell’indagata un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, eseguita nei giorni scorsi.
La violenza domestica.
La fine della relazione rappresenta uno dei moventi più frequenti degli episodi di violenza domestica fisica e di femminicidio. Anche Sassari ha registrato un picco delle denunce e degli episodi legati alle dinamiche di coppia che trovano il culmine proprio nella rottura dei rapporti, spesso proprio a causa di abusi all’interno delle relazioni.
In Italia è la prima causa di omicidio in famiglia, sopratutto di femminicidio. Nei primi 6 mesi del 2026 circa 25 donne sono state uccise all’interno di contesti famigliari (su 33 totali). Circa 12 di queste (su 17 uccise da mariti ed ex) fino al 30 giugno sono state assassinate perché avevano manifestato l’intenzione di interrompere la relazione con il loro carnefice o durante la fase di separazione. In 5 casi è stato l’ex partner che non si era rassegnato alla rottura ad aver compiuto il delitto. Questa dinamica in certi casi può colpire anche il partner maschile della coppia.
Per arginare questa emergenza strutturale è indispensabile un intervento sinergico: una prevenzione culturale nelle scuole contro l’idea del possesso, il potenziamento dei centri antiviolenza durante la fase critica della separazione e una maggiore tempestività legale per garantire che la scelta di liberarsi da un legame abusivo non si traduca in un pericolo fatale.




